OKEJ SWEDEN E IL DISEGNO DI BILL: Ecco cosa dice una grafologa. — TOKIO HOTEL TV2: EPISODE 8 video e gifs

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CIAO A TUTTI,
oggi posto un nuovo episodio della Th tv e le scans di un giornale svedese.
Durante l’intervista viene chiesto a Bill di disegnare, sotto l’interpretazione del disegno.
 
 
 
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 fonte TOKIO-HOTEL-DE.BLOG.CZ
 
OKEJ 11.2009 SWEDEN
 
                                                                              
Sul giornale svedese Okej, hanno chiesto a Bill di disegnare una paperella.
Questo è il disegno di Bill
 
 
 
 
Ecco cosa dice la grafologa:
traduzione dal ceco by traduttore di google
"Nel disegno ruotano molte cose: un sacco di cose semplici e chiare.
Tanto divertimento, eventi e idee ma la questione è: ha ottenuto tutto ciò che desidera?
Nonostante questo disegno bizzarro è una persona che ha entrambi i piedi per terra".
 
 
 
 
 
 
 
 
FONTE TOKIOHOTELRUSSIA.COM
 
 

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TOKIO HOTEL A PARIGI: sHOW CASE E SIGNING SESSION 28.10.2009 …E GUSTAV TORNA BIONDO!

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CIAO A TUTTI,
oggi posto le foto della signing session a Parigi e l’esibizione alllo Show case e un pò di gossip!
a quanto pare Gustav è tornato biondo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! e meno male perchè con i capelli neri non si poteva guardare!
Su Twitter si cinquetta che arrivato a Parigi, in un luogo segreto, ha cambiato il colore dei capelli e sotto trovate le foto.
 
 
 
 
ENJOY THEM!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 
 
 
                                                      
 
 

 
ECCO GUSTAV, DI NUOVO BIONDO! 
 
FONTE TOKIO-HOTEL-DE.BLOG.CZ
 

SIGNING SESSION

 

 
FONTE TOKIOHOTELRUSSIA.COM
 





 
 
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FANFICTION: NON DIRMI MAI TI AMO. Capitolo XV

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CIAO A TUTTI,
eccomi con un nuovo capitolo di questa fanfiction.
Spero che vi piaccia e grazie infinite a tutti quelli che la seguono e mi lasciano dei commenti.
 
 
 
 
ENJOY IT!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 
 
 

 

"NON DIRMI MAI TI AMO"

CAPITOLO XV

 

Il sonno fu agitato e scosso dai singhiozzi.

Ripercorse, a grandi linee tutto ciò che accadde dopo la separazione da Bill.

Come dei flash, rivide il tragitto in macchina piangendo a dirotto, la strada buia, il cuore a pezzi;

l’arrivo nel cuore della notte a casa di Sabine, il volto devastato dal pianto; Sabine che la confortava e le chiedeva di smettere di piangere; la camomilla lasciata a metà e lei addormentata sul divano mentre Sabine non la perdeva d’occhio un attimo.

Il risveglio e le facce sorridenti di Ursula e Ingrid che la rincuoravano; Sabine che la riaccompagnava a casa e Kelly che abbaiava; la malinconia, la solitudine della sua casa; le cose di Bill sparse in giro; l’attesa spasmodica di una telefonata; il cuore in subbuglio per ogni macchina che passava di là; la cassetta della posta vuota e nessun messaggio di posta elettronica.

Passò l’inverno e arrivò la primavera e Bill era sempre più lontano ma, non dal suo cuore.

Le speranze che cominciavano ad infrangersi; la consapevolezza dell’abbandono; il tentativo di ricominciare a vivere.

Gli amici che a turno passavano da casa sua per non farla sentire sola; il venerdì sera al ristorante ma, quando la quotidianità lasciava il posto al silenzio e al senso di vuoto dei fine settimana, immancabilmente ritornavano i fiumi di lacrime; la non rassegnazione; il non voler accettare la fine di quell’amore.

Rivide la partenza per l’Italia;la breve vacanza che avrebbe dovuto distrarla; le facce preoccupate di mamma e papà; il desiderio di vederla felice; i consigli affettuosi.

Arrivò anche l’estate e con essa la spensieratezza e una parvenza di serenità: una finta normalità che interpretava tutte le volte che stava con i suoi amici; il cuore che continuava a cercare nei volti dei passanti, il volto di Bill….

E poi, all’improvviso Hagen, le sue parole, un bacio rubato una mattina, verso la fine di luglio, a casa sua.

Le braccia di lui, strette intorno alle sue spalle; I suoi grandi occhi azzurri che la fissavano.

"Non puoi gettare al vento la tua vita per uno che non ti merita. Sono stanco di vederti soffrire, mi si spezza il cuore. Non ce la faccio più a vedere i tuoi occhi segnati dalle lacrime e dalle troppe notti insonni. Dov’è finita la ragazza sorridente e allegra?  Quella sera ti ho detto che tu eri la mia felicità, ed è ancora così.

Io ti amo ancora, più della mia stessa vita.

Permettimi di starti vicina" mentre lentamente avvicinò le labbra alle sue e gliele sfiorò appena; "Ti prego, non respingermi…." i suoi baci erano teneri e delicati; quanto calore in quell’abbraccio, quanto conforto, quanto amore traspariva da quelle semplici parole dette col cuore…….

 

Il suono del telefono la svegliò bruscamente.

A tentoni lo afferrò sul comodino e rispose con la voce ancora assonnata.

"Pronto?";
"Pronto tesoro  ma, ti ho svegliata?!";
"Hagen?  Che ore sono?";
"E’ quasi mezzogiorno…. stai bene?";
"No; in effetti non mi sento bene…credo di avere l’influenza" mentì spudoratamente.

"Mi dispiace; vuoi che passi da te? Hai bisogno di qualcosa?";
"No, no Hagen; non preoccuparti, sei sempre così premuroso. Adesso prendo un’aspirina e mi rimetto a dormire; fra un paio d’ore dovrei stare meglio";
"Lo sai che oggi lavoro ma, se hai bisogno, mollo tutto e arrivo";
"lo so, so che lo faresti ma, credimi non è necessario. In questo momento il tuo progetto è molto più importante. Ci sentiamo più tardi, d’accordo?";
"Ok, a più tardi allora".

Riagganciò il telefono e si strinse la testa fra le mani.

Le tempie le pulsavano e aveva la nausea: era il peggior mal di testa degli ultimi mesi.

Si alzò dal letto e aprì l’armadio per cercare le sue pastiglie.

Spostò un  pò di cose e alla fine le trovò ma, nel prenderle, l’occhio le cadde su qualcosa che aveva dimenticato: un cd.

Non sapeva bene neanche lei perchè l’aveva comprato ma, non aveva avuto il coraggio di ascoltarlo.

Scese al piano di sotto e andò in cucina a prendere un bicchier d’acqua.

Ingoiò le pastiglie e con ancora il cd in mano, si interrogava se fosse il caso oppure no di aprirlo.

Alla fine strappò il celophane e lo inserì nel lettore.

La musica risuonava forte e la voce di Bill era a volte graffiante, a volte dolce ma sicuramente più matura.

Lasciò scorrere tutte le tracce poi, all’improvviso, in una delle canzoni, le parve di riconoscere le liriche.

Le aveva già sentite o forse le aveva viste da qualche parte….ma dove?

Corse di sopra e cominciò a rovistare nell’armadio.

Spostò un pò di scatole e ne tirò fuori delle altre ma, alla fine trovò quello che stava cercando.

Era una scatola di cartone bianco ricoperta di minuscole mongolfiere blu.

Si sedette sul letto.

La fissava con un pò di timore, era incerta se aprirla oppure no.

Tirò un grosso respiro e, con mano insicura sollevò il coperchio.

Conosceva bene il contenuto di quella scatola: erano tutte le cose che Bill aveva lasciato a casa sua e che lei aveva riposto con cura, piccoli frammenti di un passato che non sarebbe più tornato.

La sua maglietta preferita, lo spazzolino da denti, il suo accappatoio, un anello d’argento a forma di teschio, una cintura, un polsino e poi pezzi di spartito e tantissimi foglietti che aveva trovato in giro qua e là e sui quali aveva annotato pensieri, versi e strofe di canzoni alle quali stava lavorando.

Le capitò tra le mani un foglietto…..era beige e su un lato c’era stampato un piccolo fiore blu.

Proveniva dal blocchetto che teneva accanto al telefono.

Ecco le parole di quella canzone……..Bill le aveva scritte lì a casa sua, ed erano parole cariche di sentimento e di emozioni.

Prese quel foglio e se lo strinse al petto, poi scosse la testa e ripose tutto nella scatola, mettendo le cose alla rinfusa e sistemandola in un punto poco visibile, in fondo all’armadio.

Più stava lontana dai ricordi e meglio era per lei; si era già fatta del male abbastanza e soffrire ancora non l’avrebbe portata da nessuna parte.

Lentamente il mal di testa si calmò e così andò a farsi una lunga doccia.

Dopo quella notte, fu un toccasana.

Indossò un maglioncino bianco con una profonda scollatura a v  che esaltava il suo colorito abbronzato ed un paio di jeans.

Lasciò i capelli sciolti e si truccò appena.

Indossò un paio di orecchini lunghi ed un braccialetto con lo stesso motivo degli orecchini.

Accese il fuoco nel camino e poi tirò fuori dei documenti dalla sua borsa e si sedette sul divano per dargli un’occhiata.

Il suono del campanello la colse di sorpresa.

Non aspettava visite ma forse Hagen aveva deciso di passare comunque e controllare che stesse bene.

Questo era uno dei motivi per cui si era tanto affezionata a lui.

Aprì la porta sorridendo: "Ciao Hagen, lo sapevo che…." ma le parole le morirono in gola non appena si accorse di chi aveva davanti.

" E chi sarebbe questo Hagen?" gli occhi di Bill erano fissi su di lei, il suo sorriso così dolce e un pò imbronciato; senza nessun preavviso il cuore iniziò a batterle forte nel petto e il suo respiro divenne corto e affannoso. Sembrava che ai suoi polmoni non bastasse l’ossigeno che respirava e ne chiedessero sempre di più.

Kelly corse alla porta abbaiando forte e scodinzolando; saltò addosso a Bill e lo fece cadere all’indietro.

La cagnetta era incredibilmente felice e lo dimostrava continuando a leccargli il viso, impedendogli di rialzarsi.

"Kelly! Ma quanto sei cresciuta, sei bellissima!".

Rivedere Bill  e Kelly così felici le strinse il cuore in una morsa……sembrava essere tornati indietro nel tempo.

Scosse la testa; con voce ferma ordinò alla cagnetta di mettersi seduta e lei, obbedì all’istante.

Dissimulando la nostalgia e la sorpresa e controllando il tono della voce disse:"Beh, adesso pesa quasi 30 kg….in effetti è cresciuta molto dall’ultima volta che l’hai vista".
Bill si rialzò in piedi ma continuava ad accarezzare la cagnetta.

Lisa era tesa come una corda di violino, non sapeva che dire.

"Che-che bella sorpresa….che ci fai da queste parti?" forse era banale ma era l’unica cosa che le era venuta in mente.

"Sono passato a restituirti questi" e gli porse i suoi guanti.

"Oh! Non-non… mi ero neanche accorta di averli persi";
"sono molto belli e pensavo che ti facesse piacere riaverli…";
"grazie, sei stato molto gentile" ma nel riprendere i guanti le loro mani si sfiorarono per un istante e quel lieve, semplicissimo contatto la fece trasalire e il suo cuore iniziò a battere più forte di prima.

Bill continuava a fissarla e quello sguardo profondo e indagatore la faceva sentire a disagio e le guance le si imporporarono.

"Vuoi accomodarti?";
"Grazie, qui fuori si gela";
Si spostò da un lato e lo fece entrare.

Mentre Bill si toglieva il cappotto, lei richiuse la porta e si appoggiò con le spalle ad essa.

Aveva bisogno di calmarsi e di respirare un attimo.

Il suo profumo così intenso la turbò ancora di più.

Basta! doveva reagire, doveva fare qualcosa, non poteva comportarsi come una ragazzina.

Si schiarì la voce e con una sicurezza che non provava affatto disse:"Ti va un caffè? Stavo per prepararmene una tazza";
"molto volentieri, lo sai che adoro il tuo caffè. Lo fai ancora così ristretto?";
"E’ difficile perdere le vecchie abitudini" disse con un sorriso tirato.

"Prego, accomodati in salotto, ci metto un attimo".

Muovere le gambe le costò un grande sforzo: tremavano per l’emozione e mentre percorse quei pochi passi fino alla cucina pensò che non avrebbero retto il suo peso.

"Hei! Hai cambiato arredamento? La vecchia signora Muller non ha badato a spese; ti ha cambiato anche la carta da parati" e scoppiò a ridere.

"Adesso la casa è mia. I miei genitori mi hanno dato una mano a comprarla e così l’ho sistemata" rispose dalla cucina.
"In effetti, si vede che adesso c’è la tua impronta" disse guardandosi intorno.

Il vecchio divano era stato sostituito da un elegante salotto in pelle chiara e alcuni cuscini neri e arancioni davano un allegro tocco di colore.

Sul pavimento vi era un bel tappeto nero e la vecchia carta da parati era stata sostituita con un tocco di vernice bianca.

Lisa era  intenta a prendere le tazzine e la zuccheriera dalla credenza.

Com’era strano rivedere Bill in quella casa, sembrava che il tempo si fosse fermato a un anno fa, era tutto così irreale…..

"Anche la cucina è cambiata"; la voce di Bill alle sue spalle la fece sobbalzare e voltandosi di scatto finì per cadergli rovinosamente addosso.

Bill fu molto veloce, con un braccio l’afferrò per la vita e con l’altra mano trattenne il vassoio.

Occhi negli occhi, i volti vicinissimi, il respiro corto, le labbra dischiuse, le mani sui suoi fianchi…..un brivido le corse lungo la schiena: era tra le sue braccia ancora una volta e, ancora una volta persa nel mare sconfinato dei suoi occhi.

 

 

 

                                                                                     ………………..continua

 

 

 

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TOKIO HOTEL: BUZZNET INTERVIEW video e captures

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CIAO A TUTTI,
oggi posto una bella intervista ai Tokio Hotel per Buzznet del 23 ottobre 2009
 
ENJOY THEM!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
L’intervistatrice pone questa domanda a tutti e quattro:
 
Se fossi un vampiro e potresti mordere una persona che vivrebbe per sempre con te, chi sceglieresti?
 
Georg: "la mia fidanzata".
Bill: "per me, scelgo Tom".
Tom: "Yeah, io forse Bill ma…"
Bill: "Forse???
Georg: "Non puoi sceglierne due"
Tom: "Bill sceglie me, io scelgo Jessica Alba".
Gustav: "Io scelgo Bill".
Bill: "Scegli me???";
Gustav:"Si, certamente".
Georg:"Perchè?";
Gustav: "Lui è tutto per me!".
Georg:" Pensavo di essere io, tutto per lui!".   
 
 
 
 
 

 
Per Halloween, se doveste travestirvi da celebrità: Quale celebrità vorreste essere?
 
Georg: "Io vorrei essere Ozzy Osborne":
 
Tom: "Io vorrei essere David Hasseloff";
Gustav: "Alice Cooper";
Bill: "mmmm IO Marilyn Manson".
 
 
 
fonte tokio-hotel-de.blog.cz
(c) tokio-hotel-de.blog.cz
 
 
 
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FANFICTION: NON DIRMI MAI TI AMO. Capitolo XIV

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CIAO A TUTTI,
e buona lettura di questo nuovo capitolo di Non dirmi mai ti amo.
Spero che continui a piacervi e vi ringrazio di tutti i bei commenti e dei complimenti che mi fate: ne sono onorata.
 
 
 
 
ENJOY IT!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 
 
 
                                                                

 

"NON DIRMI MAI TI AMO"

CAPITOLO XIV

 

Berlino era sempre bellissima ma, in quel periodo così vicino al Natale risplendeva di un fascino tutto particolare. I grandi viali illuminati, la festa dei mercatini, i colori della città che si riflettevano sulle acque della Sprea.

Parcheggiò l’auto e scese stiracchiandosi pigramente: il viaggio era stato lungo e faticoso.

Una folata di vento freddo la fece rabbrividire; si strinse dentro il cappotto, afferrò con decisione la valigia ed entrò nella hall del lussuosissimo albergo.

Alla reception l’accolsero con il solito sorriso di circostanza e le consegnarono la chiave magnetica.

Bill solitamente, prendeva due stanze comunicanti situate in fondo al corridoio.

Prese l’ascensore e salì all’ultimo piano.

Quando le porte si aprirono, fu accolta dagli addetti alla sicurezza i quali erano stati preventivamente informati del suo arrivo.

Lisa ormai aveva imparato a conoscerli; erano tutti molto gentili, simpatici e soprattutto molto discreti.

Arrivata in fondo al corridoio, sentì un baccano provenire dalla stanza di Bill.

Si sentivano la sua voce e quelle degli altri mentre si distingueva chiaramente la risata irritante di Natalie e questo la mise di cattivo umore.

Entrò  nella sua stanza e chiuse  la porta.

Lasciò la valigia all’ingresso e gettò con poca cura la borsa sul letto seguita, subito dopo, dal cappotto.

Aveva guidato con un tempo orribile per trecento chilometri e aveva tutta l’intenzione di non farsi rovinare la serata da nessuno.

Si avvicinò alla finestra e guardò fuori; mille luci bianche e gialle illuminavano la città che cominciava ad essere bagnata dalla pioggia.

Amava la pioggia; aveva sempre influito positivamente sul suo umore, era capace di rilassarla.

Era intenta a godersi il panorama, aveva la mente sgombra da ogni pensiero.

Chiuse appena gli occhi e respirò profondamente quando all’improvviso si sentì afferrare la vita da due braccia che ben conosceva e labbra morbide schiudersi sul collo: un brivido le corse lungo la schiena.

Da quanto tempo non provava quelle emozioni….sentirsi di nuovo al sicuro tra le sue braccia.

"Finalmente sei arrivata";

"Te lo avevo promesso".

Bill la fece voltare lentamente e poi cercò le sue labbra.

Un bacio dolce e lunghissimo.

Aveva quasi dimenticato il sapore della sua bocca, le sue mani sulla schiena….gli lanciò le braccia al collo e lo strinse forte mettendosi in punta di piedi.

 Lisa riaprì gli occhi e si scostò un tantino per guardarlo.

Era sciupato e troppo truccato; sembrava pronto per salire su un palco ma non gli disse niente; sapeva benissimo che non amava quel genere di commenti.

Appoggiò la testa al suo petto senza staccarsi da lui che intanto, continuava a stringerla.

"Mi sei mancato tanto, lo sai?";
Mi sei mancata anche tu";
"non puoi immaginare quello che ho dovuto fare per essere qui con te ma, giuro che rifarei ogni cosa solo per stare tra le tue braccia. Vorrei che il tempo si fermasse….".

Bill era rimasto in silenzio.

"Ho una notizia da darti" continuò Lisa.

"Bella o brutta?";

"Bella, bellissima";
"Dai, spara!";
"Stolz mi ha offerto il posto di un mio collega che tra un pò andrà in pensione";
"Ma è fantastico!; era quello che desideravi, no?";
"Si, ma non è l’unica cosa che desidero";
"Mmm, sentiamo un pò, che altro desideri?";
"Averti tutto per me, almeno per questo week-end";

Ancora silenzio.

Bill non rispose; Lisa lo sentì irrigidire e cominciò a preoccuparsi.

"Bill, c’è qualcosa che non va?";

"Lisa, ecco…a proposito di questo….devo dirti una cosa".

Era la premessa ad una brutta notizia, lei lo sentiva, presagendo il sorgere di una nuova discussione.

Si staccò si qualche centimetro, col cuore che tremava ma, non lo sciolse dall’abbraccio.

"Cosa?";
"Vedi, stasera c’è una festa…ed io, noi non possiamo mancare…".

Lisa abbassò le braccia e si allontanò. Chiuse gli occhi e si portò una mano alla fronte massaggiandosela con piccoli movimenti, respirando profondamente.

Era triste, amareggiata: l’ennesima delusione.

Una linea sottile le increspò la fronte, le labbra piegate in una smorfia, gli occhi velati.

Si voltò verso la finestra ed incrociò le braccia cominciando a tormentarsi le labbra.

"….ecco, mi  dispiace..io";
"Bill, non potresti restare con me questa sera? Perfavore";
"è una festa esclusiva, i ragazzi hanno voglia di divertirsi e poi c’è gente che conta nel mio ambiente";
"certo, capisco!" rispose seccata.

 I suoi occhi tradivano la paura e la frustrazione.

La rabbia cominciava a prendere il sopravvento ma, decise di restare calma: era giunto il momento di chiedere delle spiegazioni, di sapere la verità; non poteva più continuare a vivere nell’illusione e nell’incertezza.

"So già  come vanno a finire queste feste: bevete fino al collasso. Bill perchè mi hai chiesto di venire? E’ sempre la stessa storia……

Un tempo ti preoccupavi della neve che cadeva e mi svegliavi nel cuore della notte solo per sapere come stavo; era quello l’uomo di cui mi sono innamorata; adesso, la persona che ho davanti non so più chi è".

"E’ il mio lavoro, lo sai!";

"Lo so che la musica è tutto per te e non farei mai niente per interferire ma, ho bisogno di sapere che ruolo ho nella tua vita, cosa provi per me; io non sono un giocattolo che puoi usare quando e come ti fa comodo. Che c’è fra noi Bill? siamo amici, stiamo insieme, sono solo una che ti scalda il letto, cosa?……io non so più che pensare".

Silenzio.

Un ostinato assurdo silenzio carico di tensione.

Maledizione, perchè non rispondeva? Perchè non metteva a tacere le sue ansie? Perchè non capiva che aveva paura di perderlo?

"Bill, perfavore rispondimi, ho bisogno di sapere….."; in tono supplichevole.

"ora devo andare; ne parliamo domani".

Lisa abbassò la testa e strinse i pugni.

Lo sapeva, ormai ne era consapevole; non c’era più alcun dubbio.

Serrò le mascelle e impedì alle lacrime che le ruotavano negli occhi, di precipitare giù lungo il  viso; prese la borsa e il cappotto e si diresse verso la porta.

Mentre afferrava la valigia un pensiero gridava forte nella sua testa:"fermami, maledizione. Chiedimi di restare!" ma Bill continuava a fissarla senza dire nulla.

" Se varco quella soglia, ti avrò perso per sempre…..ti prego impediscimelo!" pensò ancora; ma Bill non mosse neanche un muscolo, non pronunciò una sola sillaba.

Con la morte nel cuore sospirò sconfitta.

"Non c’è più niente di cui parlare. Forse è meglio così, almeno adesso è tutto chiaro. Ti auguro le cose migliori per la tua vita e buona fortuna per la tua carriera. Addio Bill".

Uscendo si chiuse la porta alle spalle;con uno sforzo enorme, si stampò un finto sorriso sulle  labbra e salutò gli addetti alla sicurezza.

Era finita; era veramente finita.

Lui era rimasto lì, immobile senza dire nulla; forse era quello che voleva ma,non aveva avuto il coraggio di dirglielo.

Arrivò all’ascensore senza neanche sapere come si era trascinata fin lì; sentì la porta di una camera aprirsi e il suo cuore si infiammò di speranza ancora una volta. Pregò che fosse Bill.

Le porte dell’ascensore si aprirono davanti a lei.

Attese solo un attimo, un solo breve istante di esitazione.

"Hei, Lisa sei arrivata?" la voce di Gustav la raggiunse e il suo cuore si schiantò contro il muro della disperazione.

Senza voltarsi o rispondere si infilò di corsa nell’ascensore e schiacciò velocemente il tasto.

Appena si richiusero le porte si appoggiò con le spalle contro la parete di specchi.

Con una mano si coprì gli occhi: respirava a fatica, un nodo le stringeva la gola; un dolore sordo e lancinante le attanagliava il petto.

Si morse le labbra fino a farle sanguinare, ma non sentì nulla; niente era lontanamente paragonabile alla sofferenza che provava.

Il suono di un campanello le ricordò che l’ascensore si era fermato.

Raddrizzò la schiena e respirò profondamente.

Con la testa alta, si diresse alla reception e consegnò la chiave; l’addetto aveva un’espressione interrogativa.

Deglutì a vuoto, cercando di soffocare le lacrime che ormai erano imminenti, si sforzò di sorridere; poi salutò ed uscì.

Solo quando fu lontana dall’hotel, sotto la pioggia dirompente che la investì, si lasciò andare e pianse.

Pianse tutte le lacrime che il suo cuore aveva trattenuto in quei lunghi mesi.

Pianse per il dolore e per la rabbia.

Pianse insieme alla pioggia….

 

 

……e piangeva ancora quando alla luce del nuovo giorno si addormentò esausta.

 

 

                                                                                                               ………………….continua

 

 

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BILL E TOM KAULITZ AL DEUTSCHEN TOURENWAGEN MASTER HOCKENHEIM 25.10.2009 video e captures

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A RI-CIAO A TUTTI,
posto 2 video e alcune captures di Bill e Tom al DTM.
Non è la prima volta che i gemelli sono ospiti alla competizione automobilistica, questa volta erano lì dietro invito della Audi, la grande casa automobilistica tedesca in occasione dell’ultima gara di quest’anno del DTM.
 
 
 
 
ENJOY THEM!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 
 
 
 
FONTE TOKIO-HOTEL-DE.BLOG.CZ
 
ARD
 
 
BY VICTORIA
 
 
 
 

 
 

 
 
 
 
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TOKIO HOTEL: MARIO BARTH SHOW 24.10.2009 viseo, captures e gifs

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CIAO A TUTTI,
scusate se in questi giorni non ho aggiornato ma non ne ho avuto il tempo; entro stasera risponderò a tutti i commenti.
Oggi posto alcuni video dello spettacolo di Mario Barth di sabato in cui i TH erano ospiti….che matti!
 VOGLIO QUELLA PALLINA AUTOGRAFATAAAAAAAAAAAAAAAAA!
Sul mio albero starebbe sicuramente meglio!   
 
 
 
 
ENJOY THEM!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
fonte TOKIO-HOTEL-DE.BLOG.CZ
 

(c) tokio-hotel-de.blog.cz
 
 
(c) tokio-hotel-de.blog.cz
 
 
fonte tokiohotelrussia.com
 

by bambi 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

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FANFICTION: NON DIRMI MAI TI AMO Capitolo XIII

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CIAO A TUTTI,
BUONA LETTURA E GRAZIE COME SEMPRE!!!!!!!!!!!
 
 
 
 
 
ENJOY IT!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 
 
 
 

 

"NON DIRMI MAI TI AMO"

CAPITOLO XIII

 

Kelly si avvicinò piano e con un balzo saltò sul letto.

La cagnolina infilò il suo musetto umido sotto il braccio di Lisa ed iniziò a leccarle le lacrime.

"Hei piccola,  sto bene non preoccuparti" e le accarezzò il pelo morbido.

"Lo sai che ho rivisto Bill? E’ passato un anno……" intanto la cagnolina continuava a leccarle il viso;

"manca tanto anche a te, vero?" Kelly si accucciò accanto a lei e si lasciava coccolare.

Lisa voltò lo sguardo in direzione della finestra, era quasi l’alba.

 Scene felici di vita insieme si susseguirono una dietro l’altra come i fotogrammi di una pellicola: la primavera con la sua esplosione di colori, di passeggiate tra i campi, di pic-nic, di serate a casa accoccolati davanti al camino a guardare un film, di cene a lume di candela e poi l’estate con la sua brezza calda e profumata e le notti di follie tra feste  e lunghe ore distesi sul prato del giardino a guardare la volta del cielo coperta di stelle.

Poi arrivò l’autunno e cominciarono i problemi: le lunghe assenze, le attese delle telefonate, l’ansia dei ritorni e poi di nuovo i distacchi, il sempre meno tempo da passare insieme, le lunghe ore passate all’aereoporto per riuscire a vedersi anche solo per poco mentre un altro aereo lo avrebbe nuovamente portato via.

La stanchezza, il malumore, i primi litigi, la sempre minore disponibilità, il lento ma progressivo scemare dell’interesse di Bill per lei portarono le cose ad un passo dalla fine.

Lui continuava a fissare appuntamenti ai quali si presentava in ritardo, le serate che non condivideva più con lei.

La sua musica, la sua famiglia, la band assorbivano la maggior parte del suo tempo ma, finì per dare sempre minore importanza a lei che ormai si sentiva sempre di più un’intrusa nella sua vita così frenetica e senza regole.

In tutto questo caos, questo vortice di dubbi e di domande alle quali non sapeva rispondere c’erano i suoi sentimenti.

Dov’era finito tutto il trasporto, la passione, la gioia delle piccole cose?

Era triste, insicura  e sempre più preoccupata.

Pur di riuscire a passare un pò di tempo con Bill sacrificava ogni momento libero per correre da un posto all’altro e poi quando stavano finalmente insieme, ogni motivo era buono per iniziare a discutere e fare la pace diventava ogni volta più difficile, più complicato.

Gli ultimi incontri furono davvero terribili.

Bill le aveva chiesto di raggiungerlo a Oberhausen e lei come al solito aveva fatto i salti mortali per incontrarlo: era felice avrebbero passato il fine settimana insieme.

Era partita con le migliori intenzioni e pensò addirittura che forse era lei la responsabile delle loro liti.

Pensò che forse gli stava chiedendo troppo; forse il suo amore cominciava ad essere un peso per Bill;

 forse in quel momento lui si sentiva soffocato e si ripromise di essere più comprensiva.

Al suo arrivo però, alla reception dell’albergo ad accoglierla c’era  solo un biglietto scritto frettolosamente:

 

Scusa,

non ricordavo di averti chiesto di venire.

Parto per  gli Stati Uniti.

Ci sentiamo presto

           Bill

 

Tutte queste piccole grandi cose cominciarono a segnarla e a creare delle crepe in quel sentimento assottigliato e sempre più fragile.

Si sentiva ferita, umiliata: frustrata.

Possibile che si fosse sbagliata così tanto sul suo conto? Si chiedeva se Bill fosse ancora innamorato di lei o se lo fosse mai veramente stato; era così difficile accettare che quell’amore così immenso, così perfetto potesse finire.Eppure lei era sempre la stessa, sempre perdutamente innamorata ma evidentemente l’amore non bastava più a tenere in piedi quel castello di ipocrisie.

Sul finire di novembre Bill si trasferì a Berlino.

Diceva che aveva bisogno di nuovi stimoli, di nuove fonti di ispirazione, di respirare un’aria diversa pertanto era necessario allontanarsi dal solito ambiente, dalla solita routine di Amburgo.

Lisa la prese veramente male, fu un duro colpo.

Ormai era consapevole che quel fuoco era bruciato troppo in fretta e che adesso bisognava raccogliere le ceneri e gettarle via ma, nonostante tutto si sforzava di essere positiva e si diceva:"Passerà! E’ solo una nuvola nera….lui è un artista, ha bisogno dei suoi spazi" ma in realtà non ci credeva più neanche lei.

Sempre più spesso si ritrovava a chiedersi se valeva ancora la pena portare avanti una relazione sempre più unilaterale; arrivò addirittura a credere che tutte quelle situazioni erano state fatte di proposito; manovre per porre fine a quella storia evidentemente ingombrante….un modo sottile di fargli capire che ormai era finita.

L’ultima volta Bill superò tutti i limiti.

Era di ritorno dalla Francia ed era a Colonia per una intervista e per un servizio fotografico.

Lei come sempre lo aveva raggiunto.

Aspettò per ore che tornasse, chiusa nella sua camera.

Alle sei del mattino Bill rientrò in albergo completamente ubriaco, accompagnato da uno degli addetti alla sicurezza.

Gli facevano degna compagnia anche gli altri e la loro inseparabile truccatrice, che oltretutto non le era neanche simpatica; sempre pronta a dispensare consigli, a fingersi sua amica e a stare tra i piedi nei momenti meno opportuni.

Passò il resto della giornata a vederlo dormire e, dormiva ancora quando ripartì per Amburgo.

Le telefonate sempre più rare; partiva e non si preoccupava più di avvisarla e quando tornava pretendeva che lei lo raggiungesse……sopportò anche quello ma il colpo di grazia arrivò alla metà di dicembre.

 

 

"Pronto?";

"Ciao Lisa";

"Ciao Bill, come stai?";

"Bene. Tu?";
"Abbastanza bene. Dove sei?";
"A Berlino; abbiamo qualche giorno di pausa prima di ripartire per gli Stati Uniti";

"Capisco. Ti prendi cura di te? Dormi abbastanza?";
"Si, si non preoccuparti. Mi manchi".

Lisa fece una lunghissima pausa prima di rispondere. Negli ultimi tempi glielo aveva sentito ripetere tantissime volte ma ormai stentava a crederlo: "Mi manchi tanto anche tu".

"Allora perchè non vieni qui, potremmo stare un pò insieme…..";
"come l’ultima volta?";
"Ti ho già chiesto scusa per l’ultima volta. Parlo sul serio, ho bisogno di vederti, di passare un pò di tempo con te";
"non lo so Bill";
"non farti pregare".

"Non è questo il punto! E’ un brutto momento. Non posso allontanarmi da Amburgo: c’è una mostra da Stolz la prossima settimana e il mio contratto sta per scadere…non so proprio come fare";
"se credi che sia imporante, allora non fa niente ma passerà tanto prima di poterci rivedere";

"Bill è un momento delicato; sai quanto ami il mio lavoro….non voglio rischiare di mettere in pericolo tutto quanto, capisci?";
"Capisco solo che ti stai nascondendo dietro questa scusa per non vedermi; vuoi farmela pagare per l’ultima volta; sì, d’accordo ho sbagliato ma ti sto chiedendo di…"

"Ok, ok Bill." lo interruppe bruscamente.

Non le piaceva litigare, soprattutto al telefono.

"Verrò, d’accordo";

"Me lo prometti?" gli chiese quasi infantilmente;

"Te lo prometto";
"Allora ti aspetto venerdì sera";
"OK a venerdì sera".

Appena riattaccò il telefono si rese conto di essersi messa in un grosso pasticcio; come avrebbe fatto a smaltire tutta quella mole di lavoro ed essere libera per raggiungerlo a Berlino?

Però, era da tanto ormai che non passavano più un pò di tempo insieme e, forse era l’occasione giusta per fare chiarezza, per capire veramente le cose come stavano.

Nutriva ancora qualche speranza, una lucina piccola piccola nel buio dell’incertezza.

Il resto di quella settimana fu un incubo.

Il lavoro assorbì tutte le sue energie e i suoi pensieri.

Era nervosa, irritabile. Di notte non riusciva a dormire e di giorno correva come una trottola.

Non faceva più neanche la pausa per il pranzo e alla sera era sempre l’ultima ad andare via.

Era sfinita ma alla fine ce l’aveva fatta.

Venerdì, nella tarda mattinata aveva completato anche l’ultima pratica e fatto l’ultima telefonata.

Ora tutto era sulla scrivania di Stolz.

Finalmente poteva rilassarsi e pensare a quel viaggio e a quell’incontro tanto atteso… e se fosse andato male? Se Bill voleva vederla solo per dirle che non voleva più saperne di lei? Che avrebbe fatto? Un brivido le corse lungo la schiena.

Le parve di sentire una voce che la chiamava ma era così lontana…

"Signorina Donelli?….. Signorina Donelli mi sente?"

la voce di Stolz dall’interfono la fece sobbalzare.

"Si, si mi scusi signor Stolz. Ha bisogno di qualcosa?";

"per favore venga nel mio ufficio".

"Ci mancava solo questa! Chissa che vorrà….forse nella fretta ho trascurato qualche dettaglio, ho commesso qualche errore" pensò.

Mentre attraversava il corridoio fece un attento esame di tutte le operazioni che aveva svolto ma, onestamente non era sicura di essere stata attenta a tutti i particolari.

Entrò nell’ufficio di Stolz che il cuore le batteva forte e si accomodò mentre il titolare era al telefono.

L’ansia la stava uccidendo e le cose peggiorarono quando inforcò gli occhiali e si mise ad esaminare attentamente un documento.

Lisa si martoriava le labbra, aveva le mani sudate, se non  le avesse detto subito qualcosa, le sarebbe venuto un attacco di panico.

La gola era ormai arida e il respiro troppo veloce; la stanza cominciò a girarle intorno…

"Signorina Donelli, si sente bene?"
"Si , si grazie" mentì spudoratamente.

"E’ spaventosamente pallida, ha mangiato qualcosa a pranzo? Mi permetto di farle questa domanda perchè in questi giorni non l’ho mai vista concedersi una pausa";

"Sto bene, la ringrazio".

"Meglio così. Dunque l’ho fatta venire qui innanzitutto per complimentarmi per l’ottimo lavoro; ho appena finito di esaminare le pratiche e ho notato con piacere che ha fatto attenzione anche al più piccolo dettaglio";
"Grazie mille Signor Stolz";

"In questo anno ho avuto modo di conoscerla meglio e di apprezzarla sotto il profilo professionale. E’ precisa, infaticabile, collaborativa e non si tira mai indietro di fronte ad una necessità. Vorrei che considerasse con attenzione la proposta che sto per farle. Lei sa che Christopher andrà in pensione fra qualche mese; che ne direbbe di occupare il suo posto? In effetti è stato lo stesso Christopher a raccomandarla. Certo non deve darmi una risposta immediatamente, si prenda tutto il tempo che vuole e ci rifletta bene".

"Signor Stolz, non ho affatto bisogno di pensarci. Accetto. Sono onorata che lei abbia pensato a me; vedrà che non la deluderò!";

"Ne sono certo";

"grazie mille , grazie" e gli strinse la mano prima di uscire dal suo ufficio.

Era felice, immensamente felice.

Corse nel suo ufficio e d’istinto sollevò il telefono per chiamare Bill: aveva già composto quasi tutto il numero quando lentamente abbassò la cornetta e  riagganciò.

Bill….

 

Alle cinque in punto uscì dalla casa d’arte e tornò a casa.

Prese a caso gli abiti dall’armadio e li infilò in una valigia, sistemò le ultime cose e poi corse in bagno a farsi una doccia.

Nel frattempo arrivò Sabine che durante la sua assenza si sarebbe occupata di Kelly e si raccomandò di riempire le ciotole di cibo e acqua tutte le mattine poi, col cuore gonfio di speranza partì per Berlino.

"Aspettami Bill, sto arrivando. Questa volta andrà tutto bene; questa volta riuscirò ad averti tutto per me anche se per poco".

 

                                                                                               …………………….continua

 

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FANFICTION: NON DIRMI MAI TI AMO Capitolo XII

PRONTI PER UNA NUOVA PUNTATA DELLA MIA FANFICTION??????????????????????????????ALLORA
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CIAO A TUTTI,
COME AL SOLITO RINGRAZIO TUTTI PER I BEI COMMENTI E PER I COMPLIMENTI.
BUONA LETTURA
 
 
 
 
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"NON DIRMI MAI TI AMO"

CAPITOLO XII

 
 
 
 
 

Il fastidioso ronzio della sveglia la destò bruscamente.

Allungò la mano e la spense; faticosamente aprì gli occhi: il sole illuminava tutta la stanza e illuminava anche il volto di Bill che continuava a dormire tranquillo.

Era voltato su un fianco, i capelli sparsi sul cuscino, il volto disteso e le labbra appena dischiuse…..era così bello, i suoi lineamenti così perfetti…..

Alla vista dei loro vestiti sparsi sul pavimento arrossì violentemente e poi si ripetè quasi a scacciare via ogni dubbio "l’amore non ha bisogno di parole".

Scivolò piano dal letto senza fare rumore e  in punta di piedi uscì dalla stanza richiudendo silenziosamente la porta.

Scese al piano di sotto, aprì una delle valigie scelse dei vestiti a caso e corse a farsi una doccia.

Si preparò con cura e prima di uscire si guardò allo specchio: nel suo sguardo c’era qualcosa di diverso: era felice, immensamente felice.

Entrò in cucina; era calda e accogliente e il sole la illuminava  con i suoi raggi.

Guardò fuori dalla finestra e dovette ammettere che la signora Muller, aveva ragione; il paesaggio era da togliere il respiro: immense distese di campi e andando oltre con lo sguardo si intravedevano i boschi.

"Peccato!" pensò dentro di sè; "ci vorrebbe proprio un buon caffè!".

Subito dopo il lavoro sarebbe andata a fare la spesa e riempito il frigorifero di cose buone.

Si allontanò dalla finestra e cominciò a passare in rassegna i cassetti e le ante per controllare cosa mancasse.

In uno dei cassetti trovò un delicato nastrino di raso rosso e all’improvviso le venne un’idea.

Corse a rovistare nella sua borsa e ne estrasse uno dei mazzi di chiavi, il block notes e la penna.

Legò stretto il nastrino alle chiavi, scrisse velocemente qualcosa sul foglio e poi si tolse le scarpe prima di salire le scale.

Si avvicinò adagio al letto, appoggiò il foglio sul cuscino accanto a Bill e sopra vi depositò le chiavi; poi sempre facendo attenzione a non svegliarlo, uscì dalla stanza e andò al lavoro.

 

 

Molto più tardi, Bill si svegliò e allungò la mano ma il letto era vuoto.

Si mise a sedere e si strofinò gli occhi: di  Lisa c’erano solo i suoi vestiti sul pavimento e il suo profumo tra le lenzuola.

Sorrise pigramente, poi si lasciò ricadere all’indietro ma un rumore metallico catturò la sua attenzione.

Si voltò e vide un mazzo di chiavi e un foglio piegato; sopra c’era scritto:  Per Bill.

Lo aprì e lesse attentamente ciò che vi era scritto.

La calligrafia chiara e lineare era ordinata e ben comprensibile, ma ciò che lesse lo colpì profondamente:

 

Possiedi già la chiave del mio cuore,

ed ora

anche quella della mia casa.

Che sia per te un rifugio sicuro,

un porto calmo dove ancorare la tua anima

quando tutto e tutti saranno contro di te.

Ogni volta che vorrai chiudere il mondo fuori,

corri qui  e troverai sempre me ad aspettarti.

                                   Lisa.

 

 

Quella sera, tornò a casa con mille sacchetti: alcuni pieni di provviste, in altre invece c’era della biancheria per la casa.

Cercò le chiavi nella borsa ed aprì la porta ma ciò che vide la lasciò senza fiato.

La casa era immersa nel buio, illuminata solo dal fuoco nel camino e da una miriade di candele bianche che segnavano un lungo percorso dall’ingresso della casa, attraverso il salone e su per le scale.

Lisa mollò i sacchetti all’igresso e cominciò a seguire il percorso: attraversò il salotto, salì le scale e quando aprì la porta della camera da letto gli occhi le si illuminarono,

Tante candele bianche sparse in tutta la stanza, sui davanzali delle finestre sul cassettone e sulla toeletta e milioni di petali di rose rosse inondavano con la loro festa di colori e di profumo il letto, i cuscini e tutto il pavimento della stanza e, appoggiato alla parete che guardava fuori da una finestra c’era Bill.

Aveva le maniche della maglietta tirate fin sopra le mani e le braccia piegate; era assorto in chissà quali pensieri perchè non la sentì entrare.

Lisa restò in silenzio a guardarlo….com’era bello: il viso candido appena illuminato dalla flebile luce delle candele, i capelli neri che gli ricadevano sulle spalle, gli occhi appena velati ……..sembrava etereo; quasi un angelo.

"Bellissimo" gli sfuggì dalle labbra.

Bill sentendo la sua voce si voltò di scatto e le sorrise; tutto il suo viso si illuminò.

Lisa provò un’inspiegabile dolore alla bocca dello stomaco; 

Le corse incontro e l’afferrò per la vita stringendola forte.

La baciò d’impeto senza nemmeno lasciarle il tempo di respirare.

Lisa era al colmo della felicità; il cuore le batteva forte e nella sua testa la nebbia del dubbio fu spazzata via da quella inattesa accoglienza.

"Dove sei stata?" gli disse appena fu in grado di parlare di nuovo.

"Ho fatto la spesa e poi.."
"Stavo impazzendo! Non so cosa mi hai fatto ma non voglio più stare lontano da te nemmeno un minuto";

"Oh Bill io…" ma non le lasciò il tempo di finire; le prese il volto tra le mani e poi si impadronì di nuovo della sua bocca, del suo collo con una tale passione che quasi le fece male.

"Ti sei impossessata di ogni piccola fibra del mio corpo, ti sento sotto la mia pelle, nella mia testa, nel mio respiro…io non avevo mai provato nulla di simile";

Le afferrò in modo possessivo i fianchi e la attirò a sè fino a farla aderire al suo corpo.

Lisa trattenne il respiro, le emozioni erano forti quasi violente e il desiderio di sentire il suo corpo su di sè la fece rabbrividire ma la rese più audace.

Afferrò l’estremità della maglia e gliela sfilò, desiderando assaporare la sua pelle iniziò a baciarlo piano lungo tutto il torace.

Lo sentiva fremere sotto i suoi baci ma quel gioco era durato forse troppo; Bill l’afferrò stretta per la vita e si lasciarono cadere sul letto.

Con mani impazienti si svestirono a vicenda e poi si amarono, diventando un solo corpo ed una sola anima.

 

Più tardi, erano immersi nella vasca riempita fino all’orlo e piena di schiuma profumata.

Lisa aveva la schiena appoggiata al suo petto e lui le accarezzava piano la nuca e le spalle.

Come era dura, trattenere quelle parole, quelle due semplici parole che emergevano impetuose dal cuore ed affioravano prepotenti alle labbra.

Quanto era difficile non poter gridare tutto il suo amore per lui, quanto fosse forte e profondo quel sentimento; quanto fosse diventato importante, necessario alla sua vita.

Scrollò la testa e poi sospirò.

Bill sembrò leggerle nel pensiero; le si avvicinò ad un orecchio e le disse:
"Non hai bisogno di dirmi quello che provi; lo leggo nei tuoi occhi".

Lisa si voltò a guardarlo.

"Adoro quando mi guardi così, mi piace il modo in cui mi fa sentire ma, allo stesso tempo mi spaventa.

Ogni cosa di te esprime quello che provi, sento che sei così sincera e i sentimenti che provi per me sono così veri e intensi; sono come una coperta calda che mi avvolge e mi riscalda il cuore.

Quando sono con te  sento di poter essere me stesso; non ho bisogno di innalzare nessuna barriera, non ho bisogno di proteggermi da nulla perchè so che mi comprendi e questo per me vale più di mille, vuote ed ingannevoli parole".

Lisa si commosse fino alle lacrime.

"Lo vedi? E’ proprio questo,  quello a cui mi riferisco"; la strinse fortissimo a sè appoggiando le sue  labbra sulla spalla bagnata e scossa dai singhiozzi.

 "Su, basta piangere! Voglio che stasera tu sia bellissima. Voglio presentarti ad una persona speciale per me";

"A chi?" chiese mentre col dorso della mano si asciugava le lacrime;
"A mio fratello; più tardi ci raggiungeranno anche Gustav e Georg e andremo a cena insieme".

 

Mentre Lisa era seduta alla toeletta e si finiva di spazzolare i capelli Bill, si sedette sul letto a guardarla.

Aveva lo sguardo turbato, sembrava riflettere su qualcosa.

Respirò profondamente e poi disse tutto d’un fiato:
"Sei sicura di volermi lasciare le chiavi di casa tua?";
"Sicurissima!";
"E se te ne dovessi pentire?";
"Mai Bill; non me ne pentirò mai".

"E se le cose fra noi dovessero cambiare?"

Quella domanda la turbò profondamente; Stavano bene insieme, erano felici perchè proprio adesso quella domanda?

Forse era solo l’insicurezza di Bill.

Quando si trattava di sentimenti era fin troppo fragile.

Aveva imparato a conoscerlo ormai e sapeva, sentiva che non aveva fiducia nell’amore e spesso aveva bisogno di sentirsi rassicurato.

"Ascoltami bene" disse Lisa seria; "facciamo così: me le restituirai solo quando sentirai di non appartenere più a questo posto e a tutto quello che rappresenta; ok?";

"Ok";

"Sono pronta, ed ora usciamo. Ho una fame da lupi e tu?"……….

 

 

 

Nel buio della stanza ritornò al presente.

Calde lacrime le rigarono il volto.

La testa sembrava scoppiarle.

Quanto era lontano tutto ciò! Era così bello, così perfetto.

Con un braccio si coprì gli occhi; non voleva più ricordare nulla!

Maledetti ricordi, perchè non smettevano di tormentarla: ogni centimetro della sua pelle bruciava un pò come un cerotto strappato, mentre il suo corpo reclamava con disperazione il calore del suo corpo, il sapore delle sue labbra, il suo tiepido respiro………

 

 

                                                                                                       ………………….continua

 

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