FANFICTION: “LE PAROLE DEL SILENZIO”. Capitolo XXIV

                

 
 
                                                                                                                                                             by aquarius
  
  

Capitolo XXIV

Julia dormiva ancora profondamente.

Era prona, i capelli sparsi sulla schiena nuda, il viso disteso, le labbra appena socchiuse e il respiro calmo e regolare;

Gustav invece era già sveglio da un pò.

Guardava fuori dalla finestra: la giornata era splendida. Il cielo era azzurro e sgombro da nuvole solo un leggero alito di vento muoveva appena le foglie degli alberi.

Si voltò verso il letto: il ricordo della notte appena trascorsa gli attanagliò lo stomaco…..

Vedeva il suo corpo muoversi piano, seguendo il ritmo calmo dei respiri e il suo bel viso sereno appena nascosto da una ciocca di capelli, adagiato sul cuscino.

Le si avvicinò senza fare rumore e si sedette accanto a lei.

Era così bella…. le scostò i capelli dal viso per poterla guardare meglio  e poi, con un movimento delicato, le sfiorò piano il collo e la schiena, indugiando un attimo su quel grazioso neo proprio sotto la scapola, e scendendo giù fino al bacino.

Con le labbra disegnò lo stesso percorso e infine affondò il viso sulla  schiena.

Julia si era svegliata sentendo il calore delle sue labbra e il suo tiepido respiro ma non si mosse, soltanto un brivido la scosse.

Era straordinariamente bello sentire la dolcezza del suo amore, l’arrendevolezza con cui, il suo corpo cedeva alle sue carezze, ai suoi teneri baci….quanto struggente calore le avviluppava il cuore e quanta paura allo stesso tempo.

Paura dei suoi sentimenti, paura che non fosse reale, che fosse solo un sogno e che prima o poi tutto sarebbe finito, paura di restare di nuovo sola.

I respiri accellerarono  il loro ritmo.

"…sei sveglia?";

"si" sussurrò;

"era quello che volevo….";

"perchè?";

" perchè ho bisogno di te….ho bisogno del tuo amore".

Una fitta le trafisse il petto, togliendole il respiro.

"Ti voglio Julia….io…io non posso fare a meno di te" la voce era roca e carica di desiderio.

Julia si voltò piano e incrociò il suo sguardo intenso e penetrante.

Si sentiva morire quando la guardava in quel modo; fissò le sue labbra assetate di baci e sentì lo stomaco attorcigliarsi.

"….Non voglio fare a meno di te"; si avvicinò alla sua bocca e la baciò.

 

 

Julia uscì dal bagno avvolta in un accappatoio di morbida spugna bianca e i capelli umidi.

"Ti va di fare colazione?"; Gustav stava versando il caffè nelle tazze.

"Certo….ho una fame da lupi!".

"Allora siediti qui, vicina a me"; Julia non se lo fece ripetere due volte.

Prese la sedia e si sedette accanto a lui che le cinse le spalle con un braccio.

"Adoro il tuo profumo…." e le sorrise;

lei sorrise timidamente e abbandonò la testa sulla sua spalla.

"….Io adoro te" e gli baciò la guancia; "mmm…adoro stare tra le tue braccia, mi piace come mi fai sentire".

"E…..e come ….ti faccio sentire?";

Julia lo guardò adorante:"…felice"; Gustav abbassò lo sguardo e sorrise; poi le diede un bacino e le passò la tazza col caffè.

"E’ una bella giornata, ti va di uscire? Facciamo un giro per la città e poi troviamo un posticino tranquillo dove mangiare";

"che bello! Ma certo che mi va; adesso finisco di mangiare e poi vado a vestirmi".

 

 

"Sono pronta!";

Gustav si voltò a guardarla e le sorrise: "Allora, andiamo".

Julia prese la giacca e la borsa mentre lui si infilò una mano in tasca e strinse una scatolina.

Camminarono per la città come due ragazzi qualunque, due ragazzi innamorati e felici. Si fermarono a mangiare in una piccola pizzeria sconosciuta e subito dopo continuarono a vagabondare mano nella mano.

Passarono difronte ad una bancarella del mercatino e comprarono delle ciliege poi si diressero verso il parco.

Trovarono un angolino tranquillo, sotto un enorme tiglio profumato e lì si fermarono.

Gustav appoggiò la schiena al tronco e Julia si sedette tra le sue gambe con la schiena appoggiata al suo petto.

Ridevano e scherzavano e un pò alla volta finirono tutte le ciliege.

"Chiudi gli occhi" le sussurrò piano all’orecchio;

"e perchè?";

"Chiudi gli occhi e lo saprai";

"….come sei misterioso! Ok" chiuse gli occhi e sorrise.

Lo sentì sollevarsi leggermente ed estrarre qualcosa dalla tasca.

"Oa puoi riaprirli";

Julia riaprì gli occhi e vide una scatolina di velluto rosso. Si voltò a guardarlo senza sapere esattamente cosa fare.

"Su, aprila!" lei annuì ; prese la scatolina dalle sue mani e la aprì.

Appena vide il contenuto, le lacrime le pizzicarono gli occhi.

Deglutì a vuoto: un nodo le stringeva la gola e sempre più faticosamente tratteneva le lacrime.

"Oh Gustav…..è….meravigliosa";

"Tu sei meravigliosa" a quel punto le lacrime vinsero ogni resistenza e cominciarono a cadere copiose.

Con dita tremanti sfiorò la catenina d’oro bianco e il ciondolo di diamanti a forma di cuore.

"Io…..io non so ….non so che dire Gustav";

"Ti dirò io una cosa: Io ti amo Julia; hai rubato il mio cuore, i miei pensieri…..la parte migliore di me è tua, ti appartiene" e mentre le diceva quelle parole, le allacciava la collana intorno al collo.

Quando sentì il ciondolo freddo sulla pelle, lo strinse tra le mani.

Si voltò a guardarlo, si sforzò di dire qualcosa ma le parole le morirono in gola: era felice e spaventata allo stesso tempo.

I suoi occhi così malinconici nascondevano un dolore inspiegabile, remoto che offuscava quella felicità.

Si abbandonò sul suo petto e si lasciò andare ad un pianto disperato.

Gustav la strinse forte a sè e le accarezzò piano i capelli mentre il suo corpo tremava, scosso dai singulti.

Non riusciva a capire il perchè di quella sofferenza; avrebbe fatto qualunque cosa per non vederla in quello stato.

"Hei…tesoro….che succede? Va tutto bene?"; Julia tirò su col naso e si asciugò il viso col dorso della mano.

"Ho…ho paura" disse con la voce rotta dal pianto.

"E di cosa?" gli chiese affettuoso;

"Che…che sia tutto un sogno….si, ho paura che tu sia solo un sogno. Ho paura di….di perderti, di perdere il tuo amore, di perdere questa felicità irreale…" e continuò a piangere contro la sua spalla.

Gustav le prese le braccia e la scostò dolcemente da sè, quel tanto che bastava per poterla guardare negli occhi:

"Guardami Julia. Io ti amo, mi sono innamorato di te appena ti ho vista, quella sera, su quella terrazza e da quel giorno mi sei entrata nel cuore";

"Ti prego, ti prego Gustav….non….non lasciarmi mai";

Una fitta gli attanagliò lo stomaco mentre fissava i suoi occhi pieni di lacrime:

"Non ti lascerò mai, Julia "  

 

                                                                                                               continua

 

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