Ancora Gossip da Los Angeles

fonte tokio-hotel-de.blog.cz

Per i fans dei TH, Uno dei ragazzi guida una nuova auto oggi. Niente foto…ancora

Sono state fatte altre domande:

Chi dei ragazzi Bill o Tom?

LA: Okay, Bill http://www.imagebam.com/image/f85895155684928

L’auto è tedesca o americana?

LA: Tedesca http://www.imagebam.com/image/a3594c155684944

Grazie. Ancora una Audi?

LA: No http://www.imagebam.com/image/cb1dc0155684938

Fanfiction: “Un Magnifico Disastro”. Capitolo VII

 In Loving Memory of

Francesca Zizi

(Amiche per sempre)

 

 Licenza Creative Commons
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

CAPITOLO VII

L’aria cominciava a rinfrescare ma Tom e Monica non sentivano freddo.

Se ne stavano seduti su quella panchina di legno stretti stretti scambiandosi teneri baci e qualche carezza in attesa che il sole tramontasse.

Erano di nuovo insieme.

I brutti pensieri non erano spariti  ma stargli vicino, sentire la sua voce, le sue braccia forti stringerla e i suoi occhi instancabilmente puntati su di lei, quanto meno la rassicuravano.

Chissà quanto sarebbe durata questa silenziosa serenità…..

Tom restava sempre Tom.

 Forse un giorno si sarebbe stancato di lei, di quel legame che non voleva e non doveva essere sfiorato dalla possessività, dalla gelosia…. dal troppo amore.

Si chiedeva quando si sarebbe stufato di lei e sarebbe scappato via a gambe levate lasciandola di nuovo da sola.

A volte era così difficile gestire la loro storia.

A modo suo le era affezionato, in più di una occasione le aveva fatto capire di tenere a lei ma….

c’era sempre un ma che la lasciava sospesa nel vuoto.

“…..Pronto Bill? Dove sei?”

La voce di Tom la scosse da quei pensieri.

“…Ascolta, ho bisogno di un favore….devi lasciarmi casa libera stasera….si…..si….. prenota una suite in albergo….. che ne so, ma non farti trovare a casa quando torno capito? Ah!, ordina anche una pizza gigante….si…va bene;

……ti spiego tutto domani…e non fare sempre mille domande!

…..ok, lo so, ti devo un favore. Ci vediamo domani….. Ah! Bill…..grazie mille”.

Un immenso sorriso gli illuminò il viso; la strinse più forte a sè appoggiando la testa sulla sua spalla; il vento era diventato più freddo ed era così piacevole starsene attaccati scaldandosi a vicenda.

Gli ultimi raggi del sole proiettavano una luce rossastra sulle acque del lago e anche le ultime vele tornarono verso la banchina.

Tom la prese per mano e cominciarono a percorrere il vialetto ormai illuminato che conduceva al parcheggio. Una volta lì, la sospinse piano contro l’auto e incollò il suo corpo a lei. Con entrambe le mani le cinse il collo e con i pollici cominciò ad accarezzarle il viso.

Fissava intensamente le sue labbra e Monica sentì il suo respiro accelerare.

La sua immagine si rifletteva nei suoi occhi nocciola che ardevano di desiderio.

Impazziva quando la guardava in quel modo.

La faceva sentire incredibilmente viva e i suoi sensi si risvegliavano diventando immediatamente reattivi alle sue carezze.

Tom la baciò a lungo, dolcemente, senza fretta assaporando piano le sue labbra.

Non gli piaceva litigare soprattutto perchè non riusciva a stare lontano da lei e detestava quando per giorni desiderava ascoltare la sua voce, sorridere con lei, stringerla a sè, sentire il suo profumo e accarezzare lentamente la sua pelle morbida e vellutata.

In realtà era  difficile dover ammettere che le mancava.

 La baciò ancora e la strinse forte poi, si staccò da lei, le sorrise e ancora col fiato corto disse:

“Seguimi, ok?”;

Monica annuì senza mai staccarsi dai suoi occhi.

Percorsero l’autostrada in direzione sud, poi uscirono ed attraversarono i boschi e finalmente giunsero difronte ad una grande casa gialla e marrone, immersa nel verde completamente recintata da un’alta staccionata.

Il cancello si aprì ed entrarono.

Tom parcheggiò  e scese dall’auto indicando a Monica dove mettere la sua.

Immediatamente un piccolo esercito colorato e chiassoso di cani di diverse taglie gli corse incontro scodinzolando festosamente e saltandogli addosso.

“Ciao, ciao belli….. piccolo come stai? …..si ti voglio bene anch’io! Basta con le coccole, abbiamo un ospite….comportatevi bene eh?”

Monica aveva osservato tutta la scena in silenzio, era la prima volta che lo vedeva con i suoi cani…..era a dir poco tenerissimo.

Li coccolava, li riempiva di attenzioni e di grattini dietro le orecchie e loro lo ricambiavano con leccate sul viso e guaiti di gioia.

Appena la videro avvicinarsi però si disposero tutti davanti a Tom e cominciarono a ringhiare e a mostrare i denti.

“Buoni, lei è nostra amica”;  le prese la mano poi insieme si inginocchiarono ed aspettarono che i cani si avvicinassero.

All’inizio erano diffidenti, si accostarono cautamente e la annusarono, poi si lasciarono accarezzare smettendo di abbaiare.

“Bravi ragazzi!” disse con un tono affettuoso.

Le sorrise dolcemente e si rimisero in piedi dirigendosi verso la casa.

Sempre tenendola per mano, aprì la porta e la fece accomodare.

Monica spalancò gli occhi: la casa era enorme e bellissima.

Ampi spazi aredati con cura, con colori accesi che contrastavano con il bianco delle pareti.

C’erano riconoscimenti, premi e targhe ovunque!

“Benvenuta a casa mia”;

“Oh Tom…. io…io”.

Era così felice: le aveva aperto le porte del suo mondo nel quale si rintanava quando la fama, la notorietà, il successo lo strangolavano e del quale era gelosissimo.

Monica si guardava intorno con religioso rispetto, quasi intimidita e allo stesso tempo immensamente grata.

“Io non so…che dire” aggiunse quasi sottovoce.

Le si avvicinò e le cinse i fianchi: ” e allora non dire niente”; la baciò dolcemente attirandola a sè.

Le sue braccia erano calde e accoglienti e le sue labbra, una dolce tortura.

Con le mani ancora unite l’una all’altra raggiunsero la cucina.

 Sul tavolo c’era una grossa pizza fumante che emanava un profumino delizioso.

Tom aprì la credenza e prese due piatti e due bicchieri poi, aprì un cassetto ed estrasse delle posate ed alcuni tovaglioli di carta.

Li sistemò alla meglio sul tavolo; aprì il frigo e prese una birra e una lattina di coca cola poi si voltò a guardarla.

“Hei, perchè te ne stai sulla porta?”;

“Ecco io….” ma non ebbe il coraggio di continuare; come poteva dirgli che era a disagio? Si sentiva un’intrusa. Se avesse potuto avrebbe perfino evitato di respirare.

Neanche nelle sue fantasie più fervide, avrebbe immaginato di ritrovarsi un giorno a casa sua, nella sua cucina.

“Che c’è?”;

“E’….è tutto così strano. Sono qui, nella tua casa….”;

“E allora?”;

“Ecco…non dovrei essere qui”

Tom la guardò perplesso. 

“Vedi…ho la sensazione di-di appropriarmi di qualcosa che non mi appartiene….insomma, voglio dire… io qui non c’entro niente: qui c’è la tua vita, la tua famiglia ed io, io mi sento un’intrusa”;

 ”Un’intrusa? Ma che dici?”   si avvicinò a lei e le prese il viso tra le mani.

“Volevo che venissi qui, per dimostrarti quanto sei importante per me”; era terribilmente serio e la guardava dritto negli occhi.

“ Io non sono bravo con le parole, lo sai; però volevo dirti una cosa”;

“Cosa?”; 

“Che sei l’unica. Prima di te, qui non è venuta nessuna….”.

Monica sentì il cuore fermarsi per l’emozione.

Quando voleva, sapeva essere l’uomo più dolce della Terra…e lei lo amava anche per questo.

Gli lanciò le braccia al collo e lo strinse forte forte.

Tom le baciò una guancia; avvertiva nitidamente il tumulto che aveva scatenato nel suo cuore.

Le sollevò il mento per poterla guardare: “Allora, mi hai perdonato?”.

“Forse…”; entrambi scoppiarono a ridere.

“Dai mangiamo altrimenti la pizza diventerà fredda”.

Si sedettero uno di fronte all’altra e mangiarono voracemente.

Monica lo prendeva in giro e rideva quando si riempiva la bocca a dismisura e poi faceva fatica a masticare.

Chiacchierarono per tutta la cena; Tom la mise al corrente degli ultimi impegni in vista dell’uscita del nuovo album e che probabilmente, nel giro di poco sarebbe ripartito per gli Stati Uniti per incontrare i dirigenti della casa discografica e discutere di strategie di mercato.

“E tu? Che farai?;

“Beh, lunedì inizio in sala operatoria; ho conosciuto il nuovo vice primario di chirurgia: sembra simpatico….vedremo. Che impegni hai per il 28 agosto?”;

“Non so, dovrei sentire Dunja e David; perchè?”;

“Cerca di tenerti libero per quella data….. ho la discussione della tesi”;
“Davvero? Ma è stupendo!” disse euforico;

“A-ha”.

” Che entusiasmo! Sembrerebbe quasi che non ti faccia piacere”;

“Indovinato!”;

“E perchè?”;

“Perchè credo che sia troppo presto: con il nuovo incarico sarà veramente difficile trovare il tempo per concentrarsi e studiare. La vedo brutta”.

Tom le prese la mano e la costrinse ad alzarsi per poi farla sedere sulle sue ginocchia.

“Sarai bravissima come sempre ed io farò di tutto per essere libero e festeggiare con te”.

Un grosso sorriso le si disegnò sulle labbra, poi si accoccolò su di lui, appoggiando la testa nell’incavo tra la spalla e il collo e lo abbracciò.

Inspirò intensamente il suo profumo; amava quell’odore di muschio e spezie che si confondeva con l’odore del tabacco.

Posò le labbra sulla pelle sensibile del collo e lo sentì sussultare quando lo sfiorò con piccoli, teneri, innocenti baci.

Sentì immediatamente il suo battito accelerare e il suo respiro ansante e questo la rese più intraprendente.

Insinuò le mani sotto la maglietta extra large e cominciarono a risalire piano la schiena liscia ed un sorrisetto soddisfatto le si stampò sulle labbra quando Tom la afferrò saldamente per i fianchi e affondò il viso sul suo collo.

Le mordicchiò leggermente il lobo e poi le bisbigliò con la voce roca di desiderio:”Lo sai che mi fai impazzire?”.

Trattenne il respiro mentre le sue dita ruvide cominciarono ad esplorare ogni centimetro del suo corpo provocandole brividi lungo la schiena e facendole perdere il controllo del suo cuore che ormai aveva deciso di battere furiosamente.

Sfiorava piano la sua pelle  torturandola dolcemente e finalmente le sue labbra la baciarono con crescente avidità.

“Vieni con me”; Monica lo seguì senza fiatare.

La condusse al piano superiore fino alla porta della sua camera da letto.

La fece entrare e richiuse la porta alle sue spalle.

Accese le lampade che diffondevano una luce tenue e calda e la osservò in silenzio.

Monica si guardò intorno:  i mobili chiari, l’armadio ricoperto di specchi, un grande letto, una poltroncina e le sue chitarre…

 Tom si sedette sul letto e le fece cenno di avvicinarsi.

Lei sentiva le gambe tremare: la guardava con quello sguardo intenso e pieno di ammirazione  e lei faceva fatica a respirare.

Lui afferrò i lembi del golfino e glielo sollevò lentamente e mentre Monica se lo sfilava, Tom le cinse i fianchi e affondò il viso sul suo ventre.

Monica chiuse gli occhi e reclinò leggermente la testa all’indietro quando sentì le sue labbra umide sulla sua pelle.  

I respiri divennero sempre più corti e affannosi.

Tom si lasciò andare con la schiena all’indietro e trascinò con sè Monica.

 Lentamente i vestiti finirono tutti sul pavimento e pochi istanti dopo erano tra quelle lenzuola, avvinghiati l’uno all’altra, le mani intrecciate e i loro corpi uniti in quella danza di movimenti prima lenti e regolari e poi sempre più veloci ed impazienti, di baci appassionati, di carezze proibite e di gemiti.

La guardò con occhi umidi di desiderio e le sussurrò piano: “sei bellissima Monica”.

Monica sentì una fitta trafiggerle il petto, tremava tra le sue braccia e si perse in quegli occhi nocciola che bruciavano di passione.

“Ti amo Tom”ma quelle parole morirono sulle sue labbra senza essere mai pronunciate. 

 Monica era rannicchiata contro di lui e lui, invece, giocava passando le dita tra i suoi ricci arruffati mentre i battiti dei loro cuori e il ritmo dei loro respiri riprendevano ad essere regolari.

“Dovremmo litigare più spesso lo sai?”;

“e perchè?” disse voltandosi e guardandolo negli occhi.

Quello sguardo così limpido e luminoso, così dolce e allo stesso tempo pieno di calore gli provocò qualcosa dentro.

Era lo sguardo di una donna innamorata e questo, senza sapere bene il perchè, lo faceva sentire strano.

Era la prima volta che gli succedeva; era la prima volta che si rendeva conto di quanto fosse importante quello sguardo che si illuminava soltanto per lui…si, si sentiva…amato.

“Cosa c’è Tom? Qualcosa non va?”;

“Cosa?”;

 ”Mi fissi in un modo…hai uno sguardo così assorto; a cosa stai pensando?”;

“Niente…sciocchezze”;
“dimmelo, adesso sono curiosa. Che stavi pensando?”;

” ma niente….lascia stare”.

“Se non me lo dici subito allora ti faccio il solletico!”Si mise a cavalcioni su di lui e cominciò a pizzicargli i fianchi.

Tom si dimenava tentando di sottrarsi:

“Basta, basta …smettila! Non resisto più!”;

“Non smetto se non me lo dici”.

Tom le afferrò i polsi e invertì le posizioni bloccandola.

La guardava con occhi attenti e sinceri; deglutì un paio di volte e poi con un tono piuttosto basso continuò:

 ”Pensavo che…che mi piace come mi fai sentire. Quando mi guardi, dopo aver fatto l’amore, sento come un calore che invade ogni parte del corpo e sono felice”.

Per un attimo le sembrò quasi che il cuore le fosse scoppiato nel petto.

Sentì i battiti echeggiare rumorosamente nelle sue orecchie e il sangue pulsare velocemente nelle tempie.

Avrebbe voluto stringerlo forte e gridargli che lo amava e che ciò che sentiva era amore: puro e semplice amore.

Restò in silenzio ad ascoltare la sua felicità traboccare.

Sapeva che Tom non era ancora pronto per questo ma non le importava: era felice.

Immensamente felice.

Delirantemente felice.

Il suo sguardo divenne più luminoso di prima.

Tom la fissò ancora per qualche istante poi le liberò i polsi e adagiò il viso sul suo  seno.

Monica  lo strinse più forte che potè e poi si addormentarono abbracciati l’uno all’altra.

Era l’alba quando Monica si svegliò.
Le morbide lenzuola erano impregnate dell’odore di Tom; si voltò lentamente cercando di non fare rumore e soprattutto facendo attenzione a non spostare il suo braccio abbandonato lungo i suoi fianchi.
Come era bello.
Lo accarezzò con lo sguardo, e sorrise.
 Dormiva serenamente, il viso disteso, le labbra appena dischiuse, le treccine sparse sul cuscino e il suo respiro lento e regolare faceva sollevare ed abbassare il suo torace scolpito.
La notte appena trascorsa aveva lasciato dei segni profondi nella sua anima; segni indelebili che non si sarebbero cancellati.
Si alzò piano dal letto, raccolse i suoi abiti e poi uscì dalla stanza silenziosamente.
Cercò il bagno e si infilò sotto la doccia.Si lasciò investire dal getto di acqua calda, era così piacevole. Prese del bagnoschiuma e lo annusò: riconobbe immediatamente il profumo di Tom.
Sorrise allegra e iniziò ad intonare un motivetto mentre si lavava i capelli. Non si era accorta che Tom era entrato in bagno e la osservava compiaciuto.
Dopo un pò chiuse l’acqua, prese l’asciugamano e se lo strinse intorno al corpo mentre con un altro telo, tamponava i morbidi ricci. 
Improvvisamente si senti agguantare da due forti braccia  mentre le labbra tiepide si strusciavano contro il suo collo.
“Buon giorno” disse piano e sorridendo per quel dolce e inatteso saluto.
“Buon giorno” rispose con la voce ancora assonnata.

“Mi sono svegliato e non c’eri”;

“Lo so e mi dispiace ma….” disse voltandosi verso di lui e lanciandogli le braccia al collo;

“devo andare in ospedale”.

“Lo avevo completamente dimenticato. Perchè non dici che sei ammalata e torni con me, a letto tutto il giorno?”;

“Mi piacerebbe…se ti facessi la barba! Pungi lo sai?”;

“Lo so ma, non mi importa. Dai, sul serio…resta con me”;

“Non posso Tom; devo lavorare. Piuttosto….promettimi una cosa”:

“Cosa?”;

“Che stasera verrai al compleanno di Karin”.

Tom si sciolse dal suo abbraccio e sbuffò.

“Dai, fallo per me…Lo so che non ti va a genio Marco e,ad essere sinceri neanche tu gli sei molto simpatico ma Karin è mia amica non posso mancare ma…non voglio nemmeno stare lontana da te”.

Lo vide incrociare le braccia sul petto con un’espressione infastidita.

Gli si avvicinò piano, gli cinse il torace e appoggiò il viso sulla sua schiena.

“Ti prego Tom…”;

                                                                                                                              ………….continua