Tokio Hotel Official Homepage: L’Uomo Vogue – Special Edition!

fonte http://www.tokiohotel.com/us/#news/luomo-vogue-special-edition—743.html

 

traduzione by aquarius

Cinque anni di storia e di stile in 87 copertine …. e la foto della copertina di  Bill e Tom colpisce la prima pagina di nuovo sul numero di  novembre di “L’Uomo Vogue”, tema che sarà disponibile con cinque diverse copertine.

Un vero e proprio oggetto da collezione!
Tutte le foto della copertina saranno anche messe all’asta il 19 gennaio 2012 nel corso di un prestigioso evento che si terrà a Sotheby a Parigi. Il ricavato  andrà al Fashion 4 Development, partner delle Nazioni Unite, che usa la moda per contribuire ad attuare le strategie per le donne in materia di indipendenza e di affermazione di sé, così come lo sviluppo sostenibile.

Fanfiction: “Un Magnifico Disastro”. Capitolo XII

In Loving Memory of

Francesca Zizi

(Amiche per sempre)

 

 Licenza Creative Commons
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

 

CAPITOLO XII

Accidenti! Ma guarda che ore sono! E questo maledetto camion non accenna a spostarsi!” .

Aveva appena finito il turno in ospedale e aveva voglia di farsi una doccia e di rendersi presentabile prima di uscire con Chris.

Aveva bisogno di un momento di relax tutto suo e di coccolarsi con il suo bagnoschiuma preferito e di massaggiarsi vigorosamente il collo e le gambe intorpidite dalle lunghe ore passate in piedi.

Voleva cancellare un pò di quel cattivo umore che l’aveva accompagnata durante tutta quella lunga giornata e, perchè no? Di dimenticare quello strano sogno!

Non aveva fatto altro che rimurginare sul significato e alla fine era giunta alla conclusione che i sogni, restano solo sogni.

Già ma la sensazione di quei baci era piuttosto reale e nonostante si sforzasse di non pensarci, erano fin troppo vividi!

“Alla buonora!”  finalmente il camion si era spostato e  aveva ripreso a muoversi.

Le file di alberi che delineavano la strada che conduceva a casa, le trasmisero una certa calma.

Aveva ancora mezz’ora; certo non era molto il tempo a disposizione ma avrebbe fatto del suo meglio.

Parcheggiò l’auto e salì velocemente le scale.

Aprì la porta di casa e lanciò le chiavi sulla mensola della libreria e sorrise.

Cominciò a spogliarsi nel corridoio: lasciò gli stivali all’ingresso, la giacca e la pashmina erano stati abbandonati su una sedia poi arrivò in camera da letto e si sfilò orecchini e orologio che lasciò sul comò.

In bagno si liberò del resto degli indumenti e si infilò sotto la doccia.

Chiuse gli occhi e si lasciò investire dall’acqua calda.

Quanto era piacevole: i ricci appesantiti  si incollarono alla schiena che inarcò leggermente a quel contatto.

Si, era proprio quello di cui aveva bisogno dopo una giornata come quella!

Riaprì gli occhi,  cominciò a lavarsi i capelli e successivamente a sfregare vigorosamente il corpo.

Si sentiva rinascere.

Dopo qualche minuto, suo malgrado, uscì dalla doccia e si strinse nell’accappatoio.

Prese il grosso telo di morbida spugna bianca e avvolse completamente i capelli.

Prese il flacone con la crema per il corpo e si spostò in camera da letto; si gettò pesantemente sul letto e cominciò a cospargersi la crema delicatamente profumata al mughetto, sulle gambe e sulle braccia e intanto, passava mentalmente in rassegna tutti gli abiti che aveva nel guardaroba.

Tamponò i capelli e poi li asciugò velocemente: ricadevano scomposti lungo la schiena, in morbide onde profumate.

Indossò un paio di pantaloni neri molto aderenti e una magliettina bianca, con un’ampia scollatura che lasciava le spalle scoperte.

Una sciarpina dello stesso colore stretta intorno al collo ed infine i suoi cerchi d’argento.

Si truccò leggermente gli occhi e, infine si infilò i  baccialetti d’argento: anche quelli erano un regalo di Tom.

 Glieli aveva portati da uno dei suoi viaggi in Sud Africa.

Le aveva detto che si intonavano perfettamente alla sua natura ribelle e passionale.

Lanciò un rapido sguardo alla sveglia sul comodino.

-E’ tardissimo! –

si infilò le scarpe dal tacco alto poi afferrò la giacca di pelle e si precipitò nel corridoio.

Afferrò le chiavi e la borsa e,prima di chiudere la porta si voltò un attimo a guardare tutto il disordine che aveva lasciato in giro.

-Per fortuna Tom non c’è! – e rise al pensiero di tutte le volte che avevano discusso perchè lui disseminava le sue cose ovunque e poi non riusciva mai a trovare niente.

Scese le scale velocemente e, prima di uscire, si infilò la giacca.

Aprì il portone e lo vide.

Aveva parcheggiato difronte ed era appoggiato alla sua bella Bmw nera.

Aveva un paio di jeans aderenti che lo facevano sembrare più alto di quello che già era, una camicia a righine azzurre, una giacca blu e una bella sciarpa annodata al collo.

Appena la vide, sentì il cuore accelerare i battiti.

Non riusciva a staccarle gli occhi di dosso.

Era bellissima.

Il vento muoveva appena i ricci setosi e le scopriva appena le orecchie piccole e il collo.

I suoi occhi scuri erano così profondi…e le sue labbra, piene e appena truccate si dischiudevano in un sorriso.

Era stupenda  con quei pantaloni che le fasciavano completamente il corpo mettendo in mostra le sue belle forme.

“Ciao Chris, sei qui da tanto?”;

“No; sono appena arrivato. Grazie per aver accettato di aiutarmi”;

“Ma figurati, è un piacere per me.  Allora andiamo?”;

“Certo. Prego”; Chris le aprì lo sportello e la fece accomodare poi, si mise alla guida della sua vettura.

Nell’abitacolo si diffondeva il suo profumo: un misto di gelsomino e spezie.

I suoi braccialetti producevano un allegro tintinnio appena muoveva la mano.

Si voltò un attimo a guardarla e trovò il suo sorriso dolce. 

“Da dove cominciamo?”;

” Beh, dobbiamo incontrarci con l’agente immobiliare”;

“Dove? “;

“Aspetta l’ho scritto su un foglietto….dovrei averlo messo nel taschino della camicia” e dopo aver frugato qualche istante, prese il foglietto e lo porse a Monica.

“Leggi l’indirizzo per favore?”;

“Dunque vediamo….Cavolo Chris! Non si capisce nulla…scrivi ….come un medico!” e scoppiò a ridere.

“Carina, sì….devo ammetterlo: bella battuta! Dai, gira un pò quel foglio… Winterhude”;

“Ah, è qui vicino”;

“E’ una bella zona?”;

“direi proprio di sì; è a 15 minuti dal centro.

 Ci sono dei centri commerciali e se sei fortunato una splendida vista sull’ Elbe. Sai già com’è fatto l’appartamento?”;

“Non ne  ho la più pallida idea!”

 “Ma come? Non hai chiesto quanto è grande?”;

“Avrei dovuto?”;

Monica gli lanciò un’occhiata incredula.

“Certo che avresti dovuto! Vedrai adesso che cosa ti rifilano: Buchi che hanno il coraggio di chiamare appartamenti. Cucina, bagno, salotto e camera tutto in 25mq se sei fortunato a cifre esorbitanti!”;

“Davvero?”;

“Fidati, ci sono passata. Quando me ne sono andata di casa, ho cercato per mesi una soluzione decente”;

“E ci sei riuscita?”;

“Beh, casa mia non è esattamente una reggia. Hai visto l’edificio, è vecchio, senza ascensore e mura sottilissime dove puoi sentire addirittura il respiro dei vicini ma ha i suoi vantaggi. E’ vicino al centro, ha un affitto accessibile e una bella vista”.

“Speriamo di essere altrettanto fortunati”;

Dopo pochi minuti raggiunsero il luogo dell’appuntamento.

Incontrarono l’agente immobiliare che li attendeva davanti all’enorme edificio dove, al terzo piano si trovava l’appartamento.

Era gentile, con la sua aria elegante e un pò snob.

Fissava Chris come se non avesse mai visto un uomo prima.

“Dottor Bauer, che piacere conoscerla….” gli sorrise ma trattenne la mano qualche istante più del necessario.

Chris si voltò a guardare Monica che, per evitare di ridere, simulò un improvviso colpo di tosse.

Si, Chris era proprio il tipo d’uomo che non passava inosservato e anche il raffinatissimo signor Klinger se n’era accorto!

Si profondeva in sorrisi e complimenti a volte inopportuni.

Intanto Chris continuava a lanciarle occhiatacce e lei non smetteva di ghignare, ovviamente facendo molta attenzione a non urtare la suscettibilità dell’agente immobiliare. 

 Malauguratamente Monica aveva ragione.

L’appartamento era  stato ristrutturato di recente  e l’arredamento era nuovo ma, a parte il bagno, l’unica stanza disponibile fungeva da cucina, salotto e aprendo il divano, da camera da letto.

“Allora dottor Bauer, che ne pensa? E’ così chic non crede? Adattissimo ad una persona colta ed elegante come lei”;

“Un pò troppo minimal per le mie esigenze”;

Monica rise divertita quando vide l’espressione dipinta sul volto di Klinger.

“Mi scusi, non avrebbe qualche altra soluzione da propormi?”;

“Ma è a due passi dall’ospedale dove lavora, l’affitto non è molto caro e tutto è a portata di mano!”;

“Comprendo, ma….come dire, è   un pò troppo rumorosa. Ho bisogno di silenzio e calma quando torno a casa”.

” E poi, settecento euro al mese, per non avere nemmeno un vero letto dove dormire è un furto!” esclamò Monica;

“Ma signorina, lei non si compenetra nello spirito di questo appartamento: è uno spazio creativo dove trovare ispirazione, conforto dall’essere vicini al proprio io, dove meditare, riflettere e concentrarsi. Sa che era la residenza di un famosissimo pittore?”;

“Ma davvero? E di chi si tratta?” chiese Monica curiosa;

“Conosce Peter Gregor Vassiljevich?”;

“No, onestamente”;

“Peccato! Avrebbe dovuto conoscerlo: uno spirito eletto! Un puro! Geniale nell’uso dei colori e delle tecniche. E poi, in confidenza..un gran bell’uomo, sa?”;

“Davvero?”;

“Oh si: splendidi occhi azzurri, quell’aria un pò trasandata, la barba incolta che gli dava quell’aspetto da uomo vissuto…Ahhhh!……peccato! E’ etero!”.

Lo disse in un modo che Chris scoppiò a ridere.

Non riuscì proprio a trattenersi.

 Monica e Klinger continuavano a chiacchierare fittamente:  erano talmente affiatati che sembravano due vecchie comari il cui hobby preferito era spettegolare.

Si schiarì un pò la voce e poi continuò:

“Signor Klinger, mi spiace interromperla ma, io non sono un pittore.  Vorrei qualcosa, ecco…..di diverso”.

L’agente immobiliare scosse la testa in segno di disapprovazione,  poi continuò:

“Se è così allora posso proporle una casa che ha anche un piccolo giardino, in una zona tranquilla ma ben servita”;

“Perfetto. E’ molto distante da qui?”;

“No, appena cinque minuti di auto”.

“D’accordo” e sorridendo si avvicinò a Monica.

Mentre scendevano le scale non dissero nulla ma quando salirono in macchina scoppiarono a ridere.

“Ma lo hai sentito?  Il pittore russo etero! Incredibile; e poi? Non smetteva di fissarmi: se ci ripenso mi vengono i brividi!”;

“Povero Chris: tu hai gli occhi azzurri ma non hai l’aria trasandata e vissuta”;

“Soprattutto sono e t e r o!”;

“Ma dai? Davvero? Non l’avevo capito” e scoppiarono a ridere.

Durante il breve tragitto, non smisero un attimo di ridere tanto che Monica dovette asciugarsi le lacrime mentre Chris imitava Klinger.

Il pomeriggio passò velocemente; visionarono tanti appartamenti ma nessuno era veramente interessante.

Sconsolati, giunsero all’ultimo appartamento.

Chris era sinceramente convinto di fare un altro buco nell’acqua  ma Monica fu colpita dall’estetica dell’edificio.

Era piccolo, appena quattro piani; mattoncini scuri e vetri fumè gli conferivano un’aria molto sobria ed elegante allo stesso tempo e, tutto intorno un immenso giardino.

L’appartamento era all’ultimo piano ma, questa volta c’era l’ascensore.

Appena entrati, li colpì l’atmosfera calda e accogliente, quasi familiare.

Era su due livelli: la zona giorno con salotto, bagno e angolo cottura al piano inferiore mentre al piano superiore la camera da letto.

Si guardarono intorno affascinati: c’era tutto quello che si potesse chiedere.

Un bel caminetto moderno in acciaio faceva bella mostra di sè  mentre in un angolo del salotto c’era un pianoforte a parete.

L’arredamento era modernissimo: un divano in pelle nera, un tavolo  di cristallo e sedie in acciaio.

Monica  scorse l’angolo cottura: ben attrezzato, nei toni caldi del legno chiaro che si contrapponeva al freddo acciaio e al nero dei dettagli.

“Prego, se volete seguirmi vi mostro la camera”.

Salirono al piano superiore e decisamente la stanza superò ogni aspettativa.

L’ambiente era mansardato: profumate travi a vista,  moquette nera e lampade che diffondevano una luce soffusa.

In un angolo vi era un comodo letto imbottito e due comodini; difronte un armadio in legno con le ante scorrevoli e nell’altro angolo una scrivania in cristallo e acciaio e una comoda poltroncina nera.

Monica fu incuriosita da una portafinestra che si apriva su una graziosa terrazza.

Aprì la finestra, uscì e restò senza fiato.

Era  pieno di piante e di fiori colorati.

Una tenda gialla e grigia proteggeva dal sole  un  tavolo da giardino, due sedie ed un divanetto di vimini dai morbidi cuscini bianchi.

Si sporse leggermente e si incantò a guardare i maestosi abeti del parco che circondava l’edificio.

Chris si appoggiò alla finestra e la guardò con attenzione: Quanto era bella!

Il vento le scompigliava appena i capelli mentre gli ultimi raggi di sole inondavano il suo viso delicato.

“Che bello!” si lasciò sfuggire mentre ammirava il panorama circostante;

“Già” rispose pensando a quanto sarebbe stato bello vederla su quella terrazza tutti i giorni della sua vita.

La immaginava  con in dosso una sua camicia, seduta accanto a lui che si scambiavano tenere effusioni mentre facevano colazione.

“Chris? Chris  mi hai sentita?”;

“Cosa?” la voce di Monica lo destò da quel torpore;

“Dicevo, che ne pensi?”;

“Di cosa?”;

“Ma Chris! Dell’appartamento. Che te ne pare?”;

“E a te, che te ne pare?”;

“Non sono io quella che deve venire a viverci e comunque non si risponde ad una domanda con un’altra domanda, ricordi?”;

“Vero; ma a te, piacerebbe vivere qui?”;

“Tantissimo!” rispose entusiasta.

“E’ una casa stupenda e la terrazza è un sogno”.

“Ok, deciso. La prendo!”;

” Ma come, così? Senza nemmeno chiedere il costo dell’affitto?”;

“Non mi importa. Mi basta sapere che ti piace……spero che verrai a trovarmi appena mi ci sarò trasferito”;

“Ma certo, contaci!”.

“Ok Signor Klinger, lo prendo. Adesso cosa bisogna fare?”;

“Firmare il contratto, versare una cauzione e consegnarle le chiavi. L’aspetto domani nel mio ufficio verso le cinque; per lei va bene?”;

“Benissimo. Allora a domani”.

Si guardò intorno un’ultima volta poi, seguito da Monica, uscì.

Salirono in auto e si allacciarono le cinture e prima di mettere in moto, Chris la guardò con una tale intensità che fu costretta ad abbassare lo sguardo.

Perchè stranamente, all’improvviso si sentiva a disagio?

Perchè la fissava in quel modo?

“Vieni a cena con me” glielo chiese con una tale dolcezza.

“Ecco io…..veramente”;

“Per favore. Voglio ringraziarti del tempo che mi hai dedicato e poi….voglio che resti ancora un pò con me”.

 Quelle parole la fecero arrossire e, allo stesso tempo un brivido le attraversò la schiena.

Sollevò gli occhi: ancora quello strano turbamento. Ma che diavolo le stava succedendo?

Si sentiva frastornata, strana….non sapeva bene neanche lei.

“Allora? Che mi rispondi?”;

Monica annuì senza aggiungere altro.

                                                                                          ………………..continua

Hochzeit Brautmode Brautkleid: Matrimoni Celebri

fonte http://www.hochzeit-brautmode-brautkleid.de/2011/04/30/promihochzeiten/

L’articolo parla di alcune celebrità e della realizzazione dei loro abiti da sposa e si parla di Simone Kaulitz:

 
 
……. “ Quello che ha creato maggior scalpore è stato sicuramente il matrimonio di Simone Kaulitz, madre dei gemelli dei Tokio Hotel. Suo figlio Bill Kaulitz, ha scelto personalmente l’abito da sposa di sua madre e lo ha pagato: questi sono i tempi moderni”.
 

Bill after surgery gifs

by marykaulitz.de

Sono molto legata a queste immagini: queste gifs sono della prima intervista di Bill subito dopo il suo intervento chirurgico per rimuovere la cisti dalle corde vocali.

Quanto spavento e preoccupazione per tutti noi fans che abbiamo seguito l’intera vicenda!

Qui era ancora molto pallido e provato e mi fa tanta tanta tenerezza 🙂

grazie mary!

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