Fanfiction: “Un Magnifico Disastro”. Capitolo XXI

In Loving Memory of
Francesca Zizi
(Amiche per sempre)
 
 

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CAPITOLO XXI

Ancora incredula per quelle foto, Monica prese la macchina e guidò senza meta per un pò, poi prese la strada di casa.

Era sconvolta.

Quelle immagini scorrevano davanti ai suoi occhi: lui la teneva per i fianchi e lei si aggrappava al suo collo.

Scosse la testa e tentò di concentrarsi alla guida.

Si massaggiò leggermente la fronte: la testa le scoppiava e nonostante questo non smetteva di farsi domande.

Le aveva detto che con lei stava bene, avevano passato giorni indimenticabili, attimi in cui erano stati davvero affiatati, complici, in simbiosi l’uno con l’altra.

Perchè non riusciva ad essere arrabbiata? Perchè non riusciva ad essere triste o disperata? Aveva appena visto l’uomo della sua vita assieme ad un’altra e l’unica cosa che provava era sollievo.

Era come se il suo cuore avesse finalmente trovato pace, come se, dopo una lunga e tormentata battaglia, avesse finalmente alzato la bandiera bianca e si fosse arreso.

Più pensava a questo e più si rendeva conto che forse,  era preparata ad una simile eventualità: forse si aspettava che da un momento all’altro, quell’equilibrio così fragile crollasse, che  l’istinto di Tom, la sua vera natura affiorasse e lei sarebbe rimasta di nuovo sola.

Era solo una questione di tempo ed il suo, di tempo, ormai era scaduto.

Improvvisamente iniziò a piovere. Monica era seduta nella sua auto, ferma sotto casa sua e non aveva la forza di alzarsi da lì ed entrare in casa.

Aprire quella porta, camminare lungo quel corridoio, guardare quelle quattro mura, era troppo doloroso. Non c’era un solo angolo di quella casa che non le ricordasse Tom, un suo gesto affettuoso, una sua carezza, un suo sorriso o anche solo il suo profumo. 

E adesso?

Cosa avrebbe fatto?

Come avrebbe potuto vivere senza di lui? Tutti i suoi sogni, le sue speranze ormai infrante, l’avevano fatta tornare pesantemente con i piedi per terra.

Cosa doveva fare? Da che parte cominciare?

Tirò un enorme sospiro: non c’era altra soluzione, doveva lasciarlo andare.

Doveva restituirgli la sua libertà e doveva farlo al più presto; solo così si sarabbe liberata dalla schiavitù di quel sentimento che  la teneva incatenata a lui.

Solo così avrebbe dato una svolta alla sua vita, definitivamente.

Si passò una mano tra i capelli e respirò profondamente.

Appena sarebbe tornato avrebbe chiarito tutto…..però quanto faceva male.

Chiuse gli occhi e immaginò il suo sorriso, quello sguardo profondo; anche così poteva sentirlo vagabondare nel suo cuore, a spasso nella sua anima tormentata.

Aprì lo sportello della macchina e uscì.

La pioggia cadeva  lenta: sollevò la testa esponendo il viso a quel pianto silenzioso.

Gocce fredde colpivano i suoi capelli, le sue palpebre chiuse, le sue labbra socchiuse e si scontravano con quelle gocce calde che precipitavano dai suoi occhi.

Abbassò la testa e chiuse la macchina. Si infilò le mani in tasca ed incurante della pioggia che adesso veniva giù a scrosci, dei passanti che cercavano un riparo, delle auto che sfrecciando veloci, la investivano con la luce dei fari.

Camminava lenta, in silenzio, le facevano compagnia i ricordi e le lacrime.

Il suono incessante del telefono la destò dal sonno.

Accese la lampada che era accanto al comodino e sbirciò rapidamente la sveglia: era da poco passata la mezzanotte.

Prese il telefono e con la voce ancora assonnata rispose.

“Pronto?”;

“….Ciao Monica, ti ho svegliata? Mi dispiace tanto”;

Nel sentire la sua voce, il cuore perse un battito e poi cominciò a martellare furiosamente nel petto.

Quanto male le causava il solo sentire la sua voce.

“…..Hei Monica, ci sei?”;

“Si…..”; ma la voce era solo un soffio.

“…Va  tutto bene?”;

Dovette ricorrere a tutta la sua forza e al suo coraggio per rispondere.

“Va tutto bene” rispose quasi meccanicamente.

“E tu, come stai?”;  si morse le labbra mentre stringeva con forza un lembo del lenzuolo.

“…Sto bene e sto per tornare”;

L’agitazione si impadronì di lei….non era ancora riuscita ad accettare quello che era successo ed ora doveva prepararsi a dirgli addio.

“Quando?” chiese con timore che trapelò appena da un leggero tremolio della voce;

“….Sono in aeroporto, tra meno di un’ora ho il volo. Non vedo l’ora di tornare a casa. Ho voglia di vederti, mi sei mancata sai?”;

Monica si coprì gli occhi con una mano e piegò le labbra in una smorfia. Respirò lentamente tentando di soffocare le lacrime che avevano cominciato a scendere lungo le guance.

Non farmi questo, ti prego….non mentirmi ancora-

“…..Monica, hai sentito? Torno a casa! Non sei contenta?”;

Sollevò il capo, trattenne il respiro: aveva il petto schiacciato da una morsa.

Controllò a fatica la voce:

 ”si, si ho sentito. A che ora arrivi?”;

“…Non lo so, ma appena posso corro da te”;

Il nodo che aveva in gola, la stava soffocando tanto che quasi non riusciva più a respirare.

“…Monica sei sicura di stare bene?”;

Si asciugò le lacrime col dorso della mano e tirò su col naso:

“Si, sto bene”.

“….Allora ci vediamo presto”;

“Si, a presto…”;

“….Ciao”,

“Ciao” e attaccò.

Tom restò qualche minuto in silenzio a fissare il telefono. Monica gli era sembrata così strana….

Forse era solo la sua impressione ma aveva la netta sensazione che fosse accaduto qualcosa:

 era la prima volta che la sentiva così distante, fredda.

– Bah! Probabilmente era di cattivo umore perchè l’ho svegliata… ma sì, sarà sicuramente per questo: povera, con il lavoro che fa, avrebbe bisogno di riposare di più…..appena ci vedremo, troverò il modo di farti tornare allegra -.

Monica sollevò le ginocchia e le circondò con le braccia. Affondò il viso su di esse raggomitolandosi su stessa.

Lasciò libero sfogo alle lacrime.

Quanto era facile prendersi gioco di lei? Quante volte le aveva mentito? Quante altre volte si era comportato in quel modo? E lei, stupida non si era mai accorta di niente…..

-Domani  sarai qui e chiariremo questa situazione…. ancora poche ore……ancora poche ore- abbandonò la testa sul cuscino e ancora con le lacrime agli occhi si addormentò stremata.

“Buon giorno Monica”;

“Giorno” rispose appena al saluto di Chris. Si stava lavando le mani e non sollevò lo sguardo dal getto d’acqua.

“Come stai?” chiese con un tono di voce a metà tra il preoccupato e il premuroso.

“Sto bene grazie” lei continuava a non guardarlo.

“Ne sei certa?”;

“Certissima”;

“Allora perchè continui a lavarti le mani e non mi guardi?”;

questa volta non rispose.

Deglutì a vuoto ma quel nodo in gola non se ne andava.

Chris si avvicinò a lei; chiuse il rubinetto poi l’afferrò per le spalle costringendola a voltarsi verso di lui.

“Guardami Monica: dimmi la verità. Come ti senti?”;

Lei sollevò lo sguardo pieno di lacrime e Chris avvertì una fitta proprio alla bocca dello stomaco.

Era devastante vederla piangere, avrebbe fatto qualunque cosa pur di cancellare quella disperazione ma non sapeva cosa fare.

 Era inerme, completamente in balia di quello sguardo carico di sofferenza.

L’attirò  a sè e la strinse forte e lei, si lasciò confortare  da quelle braccia muscolose e protettive che le offrivano calore e comprensione. Iniziò a piangere a dirotto, affondando il viso sul suo petto e stringendosi forte a lui.

“So quello che è successo. Ho visto le foto” ;

la sentì irrigidirsi:

 ”vedrai, si tratterà di un errore. Forse è stato solo un momento di debolezza”; le accarezzò piano la testa.

Monica sospirò tra i singhiozzi: la sua voce era così calma e rassicurante; quanto avrebbe voluto non avere mai visto quelle foto! Sarebbe stata felice e ignara ma questo significava mettere ancora una volta la testa sotto la sabbia  e vivere di illusioni.

“Dimmi cosa posso fare per te, eh? Non ce la faccio a vederti in questo stato….”;

“stai-stai già facendo molto…”;

“non è vero. Tu non sai la rabbia che provo adesso. Avrei voglia di prenderlo a pugni e spaccargli la faccia”;

lei sorrise tra le lacrime.

La allontanò un pò  quel tanto che bastava per poterla guardare.

“Ah! Ma quello è un sorriso! Vuoi che gli spacchi la faccia?”;

Monica fece cenno di no con la testa;

“Beh, peccato! Gli avrei cancellato volentieri quell’espressione strafottente dal viso! Ma se tu non vuoi….”;

sollevò la testa e si asciugò il viso col dorso della mano.

“Aspetta, prendi questo” e le porse il fazzoletto immacolato che aveva appena tirato fuori dalla tasca dei pantaloni.

Il fazzoletto era intriso del suo profumo.

Si tamponò gli occhi e si soffiò il naso: “Ti….ti ringrazio tanto Chris “;

“Va un pò meglio adesso?”;

“Si, va un pò meglio” ammise abbassando un pò la testa.

“Adesso….. che farai?”;

 la buttò lì con aria indifferente ma era chiaro che la risposta a quella domanda era di vitale importanza per lui.

“Aspetterò che torni e poi…gli parlerò”.

“Ah! ” l’espressione delusa sul suo volto fu molto eloquente.

“Capisco.  Comunque, per oggi molla tutto e tornatene a casa. Con la capo infermiera ci penso io”;

“No Chris; non posso. Siamo già in pochi ed io non posso tornare a casa perchè mi affligge un problema personale”;

“Fà come ti dico: oggi non sei in condizioni di lavorare. Torna a casa e cerca di dormire ok? Hai veramente una brutta cera. Al resto ci pensiamo domani”.

Monica annuì; gli era grata. Aveva veramente bisogno di riposarsi e di raccogliere le idee.

“Grazie Chris. Sei un vero amico”.

Chris sospirò pesantemente -….. un vero amico; ma un amico non avrebbe voglia di stringerti ancora e di baciarti…-

Le appoggiò le mani sulle spalle: “su, alza i tacchi e sparisci. Io qui non ti ho vista”; fece una breve pausa e poi continuò:

 ”se hai bisogno di un amico….sai dove trovarmi”.

Lo guardò negli occhi con gratitudine ed affetto poi si voltò e uscì.

Prima di raggiungere il parcheggio, si fermò all’edicola proprio  davanti all’ospedale e acquistò una copia del giornale dove erano state pubblicate le foto di Tom poi salì in macchina ma prima di tornare a casa, si recò ad Aussenalster: aveva bisogno di riflettere, di capire come agire.

Era ancora molto presto quando arrivò.

Le luci grigie di un mattino nuvoloso e cupo, sotto un cielo plumbeo che minacciava pioggia, illuminavano le acque schiumate e fredde.

Si strinse meglio nella giacca: aveva tanto freddo.

 Mille pensieri affollavano la sua testa: come si sarebbe comportata appena l’avrebbe rivisto? Cosa gli avrebbe detto? Avrebbe avuto la forza di dirgli basta? E lui? Lui come avrebbe reagito?

– Stupida! E come vuoi che reagisca! Sarà ben felice di riprendersi la sua liberta!-

Improvvisamente, un tuono infranse quel silenzio.

Grosse gocce d’acqua iniziarono a venir giù pesantemente: prima piano, lentamente e poi sempre più veloci, sempre più intensamente fino a trasformarsi in un violento acquazzone.

Correndo raggiunse l’auto, mise in moto e tornò a casa.

Con gesti meccanici, salì le scale ed aprì la porta ma appena mise piede in casa si sentì stringere forte la vita e le sue narici furono invase dal suo profumo.

“Questa sì che è una  sorpresa!….pensavo fossi al lavoro”; le sue labbra tiepide si posarono sul suo collo e poi si impossessarono della sua bocca.

                                                                          ………….continua

 

Zeitgeistnews.de:Tokio Hotel, nuovo album quasi pronto

fonte http://zeitgeistnews.de/tv/1775-tokio-hotel-neues-album-fast-fertig

» L'excentrique apparence de Bill Kaulitz

 I lavori per il nuovo album dei Tokio Hotel stanno progredendo rapidamente. L’album, che viene pubblicato in una versione tedesco ed una inglese, dovrebbe essere pronto a breve. 

Il nuovo album dei Tokio Hotel è destinato a essere completato. I quattro ragazzi sono attualmente in studio. Attraverso la  BTK App  proprio (che sta per Bill e Tom Kaulitz)  i gemelli hanno inviato un sacco di saluti ai fan – un segno che tutto funziona perfettamente. Per questo vi era una foto di Tom, seduto ad un mixer che sistema le canzoni. Voce di Bill Kaulitz: “Tom ha lavorato in studio da solo al demo!”

Il nuovo album della band internazionale di maggior successo tedesco uscirà, apparentemente in primavera e “probabilmente sorprenderà molte persone”, secondo Bill Kaulitz.

L’album sarà ancora una volta  in versione  tedesca e in versione inglese.