Fanfiction: “La Stagione delle Piogge”. Capitolo XII

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Capitolo XII

“Anch’io ho bisogno di parlarti papà…..dobbiamo chiarire un paio di cosette e che tu voglia oppure no, questa volta dovrai ascoltarmi”.

“Andiamo nel mio studio, lì saremo più tranquilli”;

“Solo se mi prometti che non inizi a fumare….non lo sopporto”.

Bill sospirò rassegnato: “Ok , te lo prometto”.

Salirono in silenzio le scale: Bill davanti e Kora dietro di lui.

Analizzava il suo incedere lento, le sue spalle curve, la testa leggermente inclinata in avanti e sembrava che su quelle spalle sostenesse il peso del mondo intero.

“Prego”; le aprì la porta del suo studio e la fece accomodare.

Kora si guardò intorno, quello era il regno di suo padre: il luogo in cui si dedicava al suo lavoro e dove si rifugiava durante le sue fughe dalla realtà.

Tutto era avvolto dalla penombra.

“Prendi quello sgabello e siediti qui, vicino a me”.

Kora non se lo fece ripetere.

Si accomodò su quello sgabello alto ed osservava tutto dall’alto verso il basso; persino suo padre sembrava diverso, così insicuro….così indifeso.

La sua scrivania era coperta di fogli e spartiti, una penna abbandonata, un bicchiere vuoto, una bottiglia di whisky intatta e il posacenere stracolmo di mozziconi.

“Innanzitutto volevo chiederti scusa”;

la voce di suo padre la riportò alla realtà.

Kora lo guardò finalmente negli occhi.

“Ho completamente dimenticato che dovessi rientrare a scuola. E’ stata una mancanza imperdonabile da parte mia ma”;

“Non me ne importa niente papà”.

Bill la guardò sorpreso.

“Io sono preoccupata per te, lo capisci?”.

Kora aveva gli occhi tristi e le labbra piegate in una smorfia.

“Che ti sta succedendo? Me lo dici per favore? Non dormi, non mangi, fumi una sigaretta dietro l’altra e te ne stai rintanato in questo posto che puzza come una ciminiera”.

Suo padre sorrise a quell’affermazione ma lo sguardo severo con cui lo osservava lo fece smettere immediatamente.

“C’entra Elena, ne sono convinta”.

Bill sospirò di nuovo e stava per prendere il pacchetto delle sigarette quando si ricordò della promessa che aveva appena fatto a sua figlia.

“Già…riguarda lei…e me. Riguarda le nostre vite, una montagna di errori, un enorme senso di colpa che non mi abbandona mai…e l’Amore…l’unico vero amore che abbia mai conosciuto”.

Kora sbarrò gli occhi per la sorpresa.

– E la mamma?….ed io? Cosa rappresentiamo noi?- quella fu la prima cosa che le saltò in mente ma  si guardò bene dal pronunciare anche una sola parola.

Doveva stare calma e controllarsi e soprattutto, doveva dare a suo padre la possibilità di spiegarsi senza mettersi sulla difensiva e magari, cercare di comprenderlo.

“Vedi”; continuò Bill,

“nego da così tanto tempo la realtà anche a me stesso che alla fine, mi sono abituato a convivere con questo malessere, questa incompletezza…questo vuoto che non si colma mai”

In quel momento quasi si vergognò di se stessa. Suo padre era così fragile.

Voleva sapere la verità, conoscere la ragione di quella malinconia e dissiparla dal suo cuore,  aiutarlo a ritrovare il sorriso e ad essere felice anche a costo di restarne ferita.

“Avevo riposto quell’album in soffitta tantissimo tempo fa e assieme ad esso, speravo di aver seppellito anche i ricordi ma tu, lo hai riportato nella mia esistenza e mi stai costringendo a fare i conti con il passato”.

Kora abbassò la testa senza dire nulla.

“Non vado fiero di come mi sono comportato con lei e, cosa peggiore, ho paura del tuo giudizio”.

“Ma che dici papà? Io non potrei…”;

“E invece lo farai e sarai severa probabilmente come lo è stata lei in tutti questi anni…. sai, aveva la tua età quando ci siamo innamorati”.

“Davvero?”;

Bill annuì senza rispondere.

“Ho bisogno di un pò di tempo Kora; cerca di capire tesoro, devo..devo mettere  ordine nei miei pensieri  solo allora, potrò parlarti di lei”.

“Non è una scusa per eludere l’argomento, vero?”;

Bill la guardò contrariato.

“Non offenderti papà se ti parlo in questo modo ma troppe volte mi hai detto che avevi bisogno di tempo e poi hai sempre evitato di affrontare il discorso”.

“Non questa volta. Facciamo un patto…come due adulti, vuoi?”;

“D’accordo”.

“Appena avrai finito di dipingere quel quadro, ti racconterò la nostra storia”.

Kora inarcò il sopracciglio: era un tantino scettica ma decise di accettare.

“Ok. Ci sto”.

“Mi dici cosa ti ha spinto a fare quel ritratto?”;

sua figlia sembrò riflettere sulle parole da usare.

“Non lo so. C’è qualcosa che mi attira molto nel suo volto…una grande forza, una determinazione che raramente ho visto negli occhi di una ragazza….forse solo nei tuoi.  Quando ho visto le sue foto, beh, non so…ho avvertito la sua positività, non so se mi spiego”;

Bill la ascoltava incredulo ed affascinato allo stesso tempo.

Anche lui, quando l’aveva vista la prima volta, non si era fermato all’aspetto esteriore; i suoi occhi avevano parlato immediatamente al suo cuore.

Elena era proprio così: forte, determinata, diretta e cristallina come una goccia d’acqua.

“Capisco perfettamente” disse sorridendo.

” E’ solare, sincera…e quando ti guarda papà…”;

Bill trattenne il respiro;

“Doveva amarti veramente tanto” concluse.

Suo padre sentì il cuore martellargli furiosamente nel petto; sua figlia, con il suo animo sensibile aveva saputo guardare attraverso quelle foto e leggervi l’essenza di Elena, la purezza dei suoi sentimenti e ancora una volta non potè fare a meno di  disprezzarsi.

“Papà?”;

“Si?” la sua voce lo destò da quei pensieri.

“Posso prendere un attimo il tuo album?”;

Bill non capiva il motivo di quella richiesta ma accennò un sì.

Kora si alzò, lo prese con cautela e lentamente sfogliò le pagine fino a quando trovò la foto che stava cercando e gliela mostrò.

“Ecco, guarda… vedi come ti guarda? Con quanta forza  esprime ciò che prova per te…forse tu non ci hai nemmeno fatto caso”.

Guardò attentamente quella immagine: l’aveva vista e rivista mille volte quella foto. Quello fu un giorno speciale per loro, un giorno che lui non avrebbe mai dimenticato.

“Così, aveva la mia età eh? …ahhh!”  sospirò e con un gesto plateale tornò a sedersi:

” La invidio”.

“E perchè?” gli chiese curioso.

“Perchè ha avuto il  tuo amore, i tuoi pensieri, la parte migliore di te per tutti questi anni”.

Bill arrossì leggermente e abbassò lo sguardo.

“Anche tu hai avuto la parte migliore di me: non sono poi da buttar via come padre….o sbaglio?”;

“Eccetto oggi?” rispose pungente.

Bill colto sul vivo non replicò;

“eccetto oggi”.

“Sei un bravo papà e, non mi hai mai fatto mancare il tuo affetto e le tue attenzioni nonostante tutto. Vabbè, vado a studiare. Per domani ho una montagna di compiti”.

“Ok” disse sollevato.

La conversazione era finita, almeno per il momento e Kora si era dimostrata matura e comprensiva.

Stava per uscire quando si ricordò di un altro problema spinoso da risolvere:

” Per caso hai sentito …tua madre?”;

“Non preoccuparti. Ci ho pensato io” disse anticipandolo.

“Quando mi ha chiesto di te, le ho detto che stavi parlando con il prof di matematica”.

Bill, tirò il fiato per un attimo.

“Sono in debito con te”.

“Già, non dimenticartene. Ricorda la tua promessa papà: il ritratto a breve sarà finito e tornerò qui ad esigere delle risposte”.

Bill la vide aprire la porta dello studio e richiudersela alle spalle.

Scosse leggermente la testa.

Ora non aveva più scuse dietro le quali nascondersi, ora doveva guardare in faccia alla realtà, esaminare a fondo la sua coscienza, porsi davanti allo specchio della sua anima e ammettere una volta per tutte che aveva distrutto i sogni di Elena e con quelli, aveva distrutto anche se stesso.

Si voltò a guardare quella foto: quegli occhi scuri adesso come lo avrebbero guardato?

Con odio, con risentimento….con beffarda ironia?

Se solo avesse saputo, in tutti quegli anni, quanto le era mancata….

….. “Dai Elena, andiamo. Fa troppo caldo e ho voglia di bere qualcosa di fresco”.

“Solo un attimo Bill”.

Avevano trascorso l’intera mattinata in giro per negozi e il caldo intenso e la lunga camminata lo avevano stancato.

La guardava rovistare tra parei, costumi, allegri foulard colorati, sulla bancarella del negozietto del porto.

“Cosa stai cercando?” le si avvicinò curioso.

“Questo. Guardalo Bill, è bellissimo, mi piace tantissimo”.

Tra le mani stringeva un foulard azzurro con delle striature di colore beige e blu scuro. Doveva piacerle veramente molto perchè lo guardava entusiasta.

Quando vide il cartellino col prezzo, le labbra assunsero una strana espressione e lo mise via.

“Andiamo” disse prendendo la mano di Bill, allontanandosi.

“Perchè non lo hai preso? “.

“Perchè non è poi così bello” rispose increspando un pò la fronte.

Si sedettero al tavolino del bar e Bill ordinò due tè freddi e passarono lì la mezz’ora successiva fino a quando la riaccompagnò a casa per il pranzo.

Sulla strada del ritorno, passò per quel negozietto e cercò il foulard.Trenta euro erano eccessivi e sicuramente non li valeva ma non ci pensò un attimo.

Lo prese e si fece fare un bel pacchettino.

Glielo avrebbe dato quel pomeriggio.

Voleva tanto vedere l’espressione sorpresa e felice che si sarebbe disegnata sul suo volto.

Il tempo sembrava non passare mai e i minuti sembrarono ore.

Erano quasi le tre quando la vide spuntare dal piccolo sentiero in mezzo alla pineta che conduceva alla spiaggia.

Aveva il cuore che gli batteva all’impazzata, era impaziente ed entusiasta mentre stringeva il pacchetto dietro la schiena.

Appena lo vide, Elena gli sorrise e lo raggiunse più velocemente che potè.

“Ciao pigrone! Che ci fai qui così presto? Di solito non ti vedo arrivare prima delle quattro”;

Si sporse in avanti e lo baciò.

Bill aveva una strana espressione sul viso ed un largo sorriso stampato sulle labbra.

“Dì un pò…c’è qualcosa che vuoi dirmi?”;

“No, perchè?”;

“Perchè non me la conti giusta…. Sembri…strano”;

“No è solo una tua impressione”.

“Bah…sarà. E….se non sono indiscreta, mi dici perchè nascondi le braccia dietro la schiena?”;

“Non sto nascondendo proprio niente”;

“Ah no? Allora vediamo che hai lì dietro” e si sporse un pò per guardare ma lui si allontanò di scatto.

“Ma niente, ti ho detto che non ho niente”;

“Davvero?” e cominciò a fargli il solletico.

Bill spostò le braccia in avanti rivelando il pacchetto.

“Non avevi niente eh? Bugiardo!”.

“Uffa, ma non ti si può fare una sorpresa!” si lamentò con un finto broncio sulle labbra.

“Una sorpresa? Per me?” chiese con gli occhi che le si illuminarono per la gioia.

“Si, è per te” e le porse il minuscolo pacchetto avvolto in un semplice foglio di carta da regalo con i papaveri rossi e un grosso nastro verde.

Elena lo stringeva tra le mani senza avere il coraggio di dire niente.

“Aprilo” la incalzò Bill;

lei lo guardò un attimo negli occhi e poi, con mani incerte iniziò ad aprirlo.

Quando finì di scartarlo e vide il foulard che le piaceva tanto, il voltò le si illuminò dalla felicità.

Bill si aspettava che da un momento all’altro lanciasse un urlo e facesse un salto, dopotutto desiderava quel foulard e invece…

la sua reazione lo lasciò completamente di stucco.

Elena strinse a sè quel foulard e chinò la testa.

Improvvisamente vide il suo corpo scosso da un leggero tremore.

Si avvicinò e con l’indice, le sollevò il mento per poterla guardare.

Bill sbarrò gli occhi: grosse lacrime le solcavano il viso.

“Hei, che succede?” le chiese preoccupato.

Lei non rispose.

Continuava a piangere silenziosamente.

“Forse non è quello che volevi?”;

Lei scosse la testa.

“Mi dispiace….devo averlo confuso….eppure ero certo che fosse questo”.

Elena gli lanciò un braccio intorno al collo mentre l’altro stringeva il foulard.

Appoggiò il volto al suo petto e le sue lacrime gli bagnarono la leggera camicia di lino bianco.

Bill se ne restò in silenzio senza capire.

La strinse forte a sè e la tenne così fino a quando si calmò.

“Grazie Bill” la sentì sussurrare.

“E’ il regalo più bello che potessi farmi”…..

continua

8 thoughts on “Fanfiction: “La Stagione delle Piogge”. Capitolo XII

  1. COMMOVENTE!!!!Un capitolo veramente bello soprattutto il dialogo tra padre e figlia,divento sempre più curiosa di sapere come si evolve la storia di Elena e cosa racconterà Bill a Kora,mi sono persa questo particolare ma Kora quanti anni ha?
    Siccome non ho letto i tuoi racconti precedenti ti faccio queste domande:”Negli altri racconti hai dato più spazio a Tom?Di cosa trattavano?Hai dedicato qualche dialogo anche a Georg e Gustav?”Ciao e stammi bene…mi raccomando!

    • Kora ha 17 anni l’ho scritto nella telefonata con Tom. Ho scritto diverse storie, 2 su Tom, questa è la terza su Bill e una su Gustav. Georg purtroppo non mi suscita ispirazione, almeno per ora perchè mai dire mai. Questa storia è diversa perchè è una storia più matura. Qui è Bill che racconta il suo vissuto, ha una figlia insomma fa i conti col passato. Nelle altre si parlava di grandi storie d’amore (era scontato) ma sono amori adolescenti, intensissimi perchè il mio modo di scrivere è sempre uguale ma viene posto l’accento soprattutto sui sentimenti e le disavventure delle protagoniste femminili. La prima ff l’ho scritta a 13 anni (Sta zitto e baciami!) ed ora che ne ho quasi 18 (tra pochissimi giorni) mi sentivo pronta per una storia che non riguardasse, o almeno, non completamente un Bill adolescente ma un uomo maturo con una serie di errori e una vita da ricostruire. Grazie infinite come sempre dei tuoi commenti. Grazie davvero. Un bacio

  2. Non vedo l’ora di saperne anch’io di più… quand’è che Kora si sbriga con quel quadro?😛
    Scrivi molto bene te l’ho già detto tante volte! In questa storia spero ovviamente nell’incontro tra Bill ed Elena dopo tanti anni, non so come ne dove… ma magari grazie a Kora.
    Sono curiosissima di sapere cosa ha fatto Bill a quella ragazza. E’ straziante dover leggere un capitolo per volta xD
    Baci

  3. Bellissimo capitolo come sempre (l’ho letto in treno🙂 )
    Mi piace sempre di più sta storia, ha un climax pazzesco che sale, sale sempre più!!!
    Complimenti❤
    Il dialogo tra Bill e Kora è molto molto bello!
    Sono curiosa di sapere come va avanti

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