Fanfiction: La Stagione delle Piogge”. Capitolo XVIII

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Capitolo XVIII

Era già passata una settimana ma di Elena nessuna traccia.

Le giornate erano tutte uguali, passate in giro tra il porto, il noleggio delle barche, la pineta e la spiaggia.

L’entusiasmo dei primi giorni aveva lasciato il posto allo sconforto.

Più i giorni passavano e più si rendeva conto di aver perseguito un’ idea assurda.

Era un pomeriggio come tanti: se ne stava sdraiato su un comodo lettino fissando il mare e si lasciava trasportare dal rumore delle onde.

Il caldo era opprimente e il vento, che soffiava da sud,  rendeva l’aria soffocante ma il suo corpo era scosso dai brividi.

Non faceva altro che pensare ad Elena e la sua assenza lo rattristava enormemente, forse più di quanto credesse di poter sopportare.

La malinconia e la consapevolezza lo rendevano schivo ed insofferente.

Ma che diavolo si era messo in testa? Dopo tanti anni….come avrebbe mai potuto ricordarsi di quella vecchia promessa? Promessa che oltretutto lui non aveva mantenuto.

Che si aspettava? Di ritrovarla lì su quella spiaggia ad attendere  ancora il suo ritorno?

Kora, con il suo sentimentalismo da adolescente lo aveva spinto a credere che forse, lei avrebbe continuato a tenere fede a quella promessa, e lui, che probabilmente cercava solo un pretesto per poter tornare, aveva cullato l’idea di poter essere di nuovo felice accanto alla donna che amava da sempre.

Si chiedeva chi, tra lui e sua figlia fosse il peggior sognatore, sentimentale, con la testa tra le nuvole e irrimediabilmente senza speranza….

Elena si era stufata di aspettare e lo aveva dimenticato: era questa la realtà.

Anche se faceva fatica ad ammetterlo doveva essere onesto ma quanto era difficile da accettare!

Era un boccone troppo amaro da mandare giù.

Si prese la testa tra le mani: era disperato.

In fondo al suo cuore sperava ancora di vederla apparire da un momento all’altro su quella spiaggia, sognava di poterla tenere stretta ancora una volta tra le sue braccia e baciarla e accarezzarla e dirle tutto quello che si teneva dentro da ventisei anni.

Desiderava ardentemente sentire la sua voce, specchiarsi nei suoi occhi scuri e perdersi nella loro profondità.

Agognava un perdono che non sarebbe mai arrivato e mettere a tacere definitivamente i suoi sensi di colpa.

Auspicava un futuro sereno, accanto ad Elena, immaginando la loro vita insieme.

Tornare in Toscana, ritrovare quei luoghi, rivivere quei momenti lontani non era servito a nulla.

Lei non c’era.

Doveva mettere un punto e voltare pagina…..se solo fosse  meno doloroso.

Basta.

Il passato aveva chiuso i conti e lui aveva perso….

Era ora di tornarsene a casa.

Ma sì, forse era meglio così.

Si sarebbe messo il cuore in pace anche se il ricordo di quella meravigliosa estate non lo avrebbe mai abbandonato come non lo avrebbe abbandonato il rimorso e il rimpianto per una felicità perduta per sempre.

Si alzò indolente da quel lettino, raccolse tutte le sue cose dal tavolino e prima di andarsene fissò per un’ultima volta il mare e la spiaggia.

“Addio Elena. Resterai per sempre nel mio cuore. Sii felice ovunque tu sia.” e mesto e, con la testa bassa, inforcò i suoi occhiali da sole e si allontanò.

Tornato in albergo, si chiuse in camera.

Chiuse tutte le persiane e spense tutte le luci.

Si gettò sul letto e affondò la testa sul cuscino.

Aveva mal di testa ma quella, in fondo, era solo una scusa.

Voleva solo dimenticare tutto; annullare ogni pensiero, cancellare tutti i ricordi.

Se avesse avuto una bottiglia a portata di mano…

quello era il momento giusto per affogare i dispiaceri nell’alcol!

Per un momento quel pensiero si insinuò pericolosamente nella sua testa: afferrò la cornetta del telefono che era posto sul comodino e stava per comporre il numero del servizio in camera poi, in un barlume di lucidità si rese conto che non sarebbe servito a nulla.

Avrebbe bevuto fino a collassare e perdere i sensi ma al risveglio, con ancora la mente annebbiata, il suo dolore sarebbe tornato prepotente.

“Maledizione!” imprecò con veemenza.

Si mise seduto ed iniziò a massaggiarsi lentamente le tempie.

Sentiva quel dolore bruciargli l’anima e non poteva fare nulla per arginarlo.

Si alzò di scatto e agì senza riflettere.

Aprì l’armadio, afferrò le valigie e le scaraventò sul letto.

Con poca grazia, prese tutti i suoi vestiti e li scagliò dentro.

Con rabbia  aprì tutti i cassetti rovistando e raccattando ovunque le sue cose.

Era furente, ce l’aveva con il mondo intero.

Chiamò l’aeroporto e si fece preparare un biglietto per tornare in Germania e poi provò a chiamare Kora.

“Dannazione Kora! Hai sempre il telefono occupato! Quando torno a casa dovremmo mettere delle regole anche  a questo!” pensò ad alta voce.

Scrisse velocemente un messaggio e glielo inviò senza nemmeno curarsi di controllare cosa avesse scritto poi andò in bagno e si infilò sotto la doccia.

Intanto il sole era calato da un pezzo.

Il buio con le sue ombre e i suoi fantasmi, regnava indisturbato.

Uscì dal bagno avvolto in un candido accappatoio di soffice spugna bianca.

La lunga doccia gli era servita a calmarsi ma non aveva cambiato idea sulla decisione di ritornare a casa.

Controllò il cellulare ma Kora non aveva ancora risposto.

Si rivestì con calma, si pettinò i capelli ancora umidi poi chiuse la valigie, prese le chiavi dell’auto che aveva preso a noleggio e dopo una rapida occhiata  alla stanza, spense la luce e chiuse la porta.

Trascinò i bagagli fino all’ascensore, attese pochi istanti l’apertura delle porte e scese all’ingresso.

Appena lo vide, l’addetto alla reception lo salutò cordialmente.

“Buona sera Signor Kaulitz”;

“Buona sera. Per favore il conto.

“Lascia la suite Signore? Qualcosa forse non è di suo gradimento?”;

“No, no assolutamente. Ho ricevuto una telefonata per un impegno improvviso; devo ripartire.”

“Ma certo, capisco”.

Mentre l’impiegato preparava il conto si sentì un rumore allegro di tacchi che si avvicinavano.

Il cellulare di Bill iniziò a vibrare nella tasca dei pantaloni.

Lo afferrò e guardò il display: era l’aeroporto.

“Pronto?”;

“….Pronto? Il Signor Kaulitz?”;

“Sono io…..”.

“Buonasera Giorgio”; una suadente voce femminile si rivolse all’impiegato della reception;

“Oh Signorina Rossi! Che piacere vederla. Quando è arrivata?”;

“Poche ore fa”.

“Il viaggio è andato bene?”;

“Si grazie: noioso come al solito…..I Signori Brambilla, sono in camera?”;

“No, sono nella sala d’aspetto”; Bill notò che l’uomo era stranamente gentile e parlando con quella donna, i suoi toni erano particolarmente affettuosi.

“Potrebbe avvisarli che sono qui?”

“Ma certamente”.

Bill parlava al telefono ma era distratto da quella curiosa conversazione della quale ovviamente non aveva capito nulla visto che parlavano in Italiano.

Ad un tratto, quella figura femminile si allontanò di pochi passi e si avvicinò alla porta dalla quale era entrata pochi minuti prima lasciando dietro di sè una delicata scia di profumo.

Chissà perchè, ma quel profumo gli era familiare….ma dove lo aveva sentito prima?

Si voltò a guardarla ma lei era girata di spalle.

Era alta, capelli scuri, un elegante tubino nero lungo fino alle ginocchia e raffinatissimi sandali dal tacco vertiginoso.

“Si signorina,  ho capito. Sarò lì fra circa un’ora”;

“…..troverà la nostra incaricata ad attenderla. Le auguro buon viaggio Signor Kaulitz”.

“Grazie mille”.

Bill fissava insistentemente quella donna. Non sapeva il perchè ma ne era incuriosito.

“Signor Kaulitz, il suo conto”.

“Si certo….” aprì il portafogli ed estrasse la carta di credito.

Intanto una coppia uscì dalla sala d’aspetto.

Lo superarono appena quando una voce maschile disse:

“Elena, finalmente!”.

Sentendo quel nome il suo cuore perse un battito.

Si voltò in direzione della porta di scatto e quando la vide voltarsi gli mancò il respiro.

Era Elena; ….la sua Elena.

Sbarrò gli occhi per la sorpresa e sbiancò.

Si sentì mancare la terra sotto i piedi: il sangue pulsava velocemente nelle tempie, la gola improvvisamente arida, i polmoni  che reclamavano ossigeno mentre gocce di sudore freddo precipitavano lungo la schiena.

Era un’apparizione, un fantasma…..non…non poteva essere lei! E, proprio come quando ci si trova difronte ad un fantasma, era impietrito: il corpo rigido, le gambe pesanti come tronchi e gli occhi completamente rapiti dalla sua immagine.

Il suo cuore non accennava a calmarsi e lo sentiva martellare con forza nel petto.

Provò a pronunciare il suo nome ma non riuscì ad emettere alcun suono.

Quanto era bella!

Il tempo era passato ma con lei era stato clemente.

Il viso levigato, la figura alta e sottile, le gambe tornite, le caviglie sottili…..si era proprio come allora.

Quegli occhi scuri appena segnati da un trucco leggero, erano sempre gli stessi: luminosi e pieni di calore.

Il suo sorriso era esattamente come lo ricordava, sincero e contagioso e, mentre sorrideva, le sue belle labbra morbide e piene disegnavano due piccole pieghe ai lati della bocca e il suo viso esprimeva calma e serenità sebbene fosse segnata dalla stanchezza.

La sua pelle morbida e vellutata aveva ancora i toni bruni del miele.

Solo i capelli erano più corti: le lunghe ciocche lisce avevano lasciato il posto ad un elegante caschetto.

Era lì, a pochi passi da lui….poteva quasi sfiorarla.

Non riusciva a crederci, dopo ventisei anni era difronte a lui.

“Quest’anno ti sei fatta attendere, cara”;

l’anziano signore si sporse in avanti baciandola su una guancia.

“Me ne dispiace tanto ma il lavoro mi ha trattenuta a Bruxelles”.

“Non importa; ciò che conta è che sei qui adesso. Quanto tempo ti tratterrai?”;

la signora al suo fianco le stringeva calorosamente la mano.

“Fino alla fine di luglio, spero”.

“Come ogni anno”;

“Si, come ogni anno….”.

La sua voce….

era un suono così dolce e melodioso anche se non aveva capito nulla di quello che stava dicendo.

Improvvisamente si destò da quel torpore e cosciente della sua presenza, un tremito lo scosse violentemente: non stava sognando.

No, non stava sognando ad occhi aperti.

Aveva desiderato così tanto rivederla…..  la sua mente non stava proiettando la sua immagine per torturarlo.

Era tornata….era tornata per davvero.

“Signor Kaulitz…si sente bene?”;

“Cosa?!” la voce del receptionist lo scosse bruscamente.

“Le chiedevo se si sente bene, è pallido e madido di sudore: qualcosa non va?;

“No…no; va tutto bene grazie”.

“Ok.  Come preferisce saldare? Assegno o Carta di Credito?”;

Si voltò verso la porta di nuovo e li vide allontanarsi, mentre sorridenti continuavano a chiacchierare fittamente.

“Signor Kaulitz? Mi scusi ha sentito cosa le ho detto?”; si voltò verso l’impiegato infastidito e confuso.

“Ah! No. Io- io non parto più”.

“Come?! Scusi non capisco”;

“Ho deciso di fermarmi ancora” i suoi occhi erano nuovamente  su di lei.

“E’ sicuro?”;

“Come non lo sono mai stato in vita mia” e con lo sguardo continuava a seguirli.

“E per quanto tempo si fermerà?”;

“Ancora non lo so….forse un giorno….o forse tutta la vita”. L’uomo lo guardava interrogativo chiedendosi se il suo interlocutore fosse improvvisamente impazzito.

Ad un tratto Bill lo guardò con un enorme sorriso sulle labbra:

“Per favore, potrebbe chiamare qualcuno e far riportare i bagagli nella mia camera? Scusi ma, ho una certa fretta” poi gli elargì una grossa mancia e si precipitò fuori.

continua

7 thoughts on “Fanfiction: La Stagione delle Piogge”. Capitolo XVIII

  1. L’ha trovata, l’ha trovata, che bello, che belllo!!!!!!! Batte forte il cuore anche a me per l’emozione!!! Finalmente!!!Ma chi sono le persone che aspettavano Elena?E poi se l’addetto alla reception l’ha chiamata “Signorina” allora vuol dire che non è sposata, quindi per Bill c’è una speranza, come faccio ad aspettare la prossima settimana?

    • Grazie mille tesoro, sono felice che ti sia piaciuto questo capitolo. E’ chiaro che non posso risondere a tutte le tue domande ma vedrai che nei prossimi capitoli scoprirai tante piccole, grandi verità ma ti dico subito che come in tutte le mie storie, il finale non è scontato. Un bacio.

  2. Ma ma ma ma ma ma sei terribile non puoi lasciarci cosìììììììììììììììììììììììììììììììììì!!!!!!!!!!!!!
    D:
    Finalmente l’ha ritrovata! il receptionist avrà pensato che era fuori di testa!
    Sono non curiosa … di più! di sapere com’è andrà!
    il fatto che l’abbiano chiamata signorina fa intendere che sia single yeah!😉
    penso abbia avuto qualche storia in tt quel tempo, ma nn sembrano andate bene, meglio così per Bibi!
    Al prossimo! Non farmi penare troppo😉
    Baci

    • Era proprio quello che cercavo di trasmettere. In effetti è stata una scena molto molto difficile: scrivere della telefonata e contemporaneamente far scivolare sullo sfondo il dialogo tra Elena, il receptionist le sensazioni di Bill, la sorpresa e il proseguire dei diversi dialoghi mi ha fatto letteralmente impazzire. Forse è stata una delle scene più difficili che ho descritto finora e non so se ci sono riuscita completamente. Trasformare ciò che ho in mente in parole a volte è complicato😄. Grazie mille del commento, puntualissimo come sempre e con la stessa puntualità arriverà anche il nuovo capitolo giovedì. Bacio!

    • Ciao tesoro! Come va? che bello vederti anche qui! Si l’ha ritrovata ma dovrà trovare il coraggio di parlarle…..chissà cosa farà Bill. Un bacio e grazie ancora per il commento. Un bacio

  3. “Ancora non lo so….forse un giorno….o forse tutta la vita”. L’uomo lo guardava interrogativo chiedendosi se il suo interlocutore fosse improvvisamente impazzito.
    e io ora piango *_*
    scusa tesoro se ci ho messo così tanto a commentare ma come sai è stato un periodo piuttosto confuso e ora pian piano tutto si sta sistemando
    come sempre ho il batticuore quando leggo questa storia, è fantastica!
    la amo da morire!
    bella bella bella *_*
    aww ok, basta! altrimenti divento noiosa!
    ora sono troppo curiosa di leggere il prossimo capitolo *_*
    ti voglio bene❤

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