Fanfiction: “La Stagione delle Piogge”. Capitolo XXI

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Capitolo XXI

Erano rimasti lì, seduti su quel vecchio tronco chissà per quanto.

Elena fissava il mare e poi si voltava a guardare Bill ed inevitabilmente, tutte le volte i suoi occhi erano fissi su di lei.

La guardava con tenerezza e il suo sorriso esprimeva parole che in quel silenzio potevano essere ben udite dal suo cuore che, ancora incredulo, batteva  forte.

Lei gli sorrideva accarezzandolo con lo sguardo ma Bill non riusciva a decifrare quel sorriso, quegli sguardi velati di malinconia.

Nonostante il silenzio, le distanze che volutamente avevano creato fra di loro, sentirla così vicina  era un’emozione indescrivibile.

Percepire il suo respiro, sentire il fruscio del vento tra i suoi capelli, il suo profumo così intenso e così delicato lo rendevano vulnerabile.

Guardandola avvertiva prepotente dentro di sè il desiderio di toccarla, di sfiorare con una leggera carezza quel viso delicato, di stringerla forte al suo petto e di assaporare di nuovo quelle labbra che lo tentavano ad ogni sorriso.

Avrebbe voluto sussurrarle piano che gli era mancata terribilmente, che senza di lei la sua vita non era più la stessa e che ancora una volta voleva tornare in quell’universo di pensieri e di sentimenti che lei era e che tuttora rappresentava.

Voleva gridarle forte che l’amava profondamente e che mai nessuna aveva preso il suo posto in tutti quegli anni, desiderava ardentemente abbracciarla e rassicurare quegli occhi smarriti che questa volta non sarebbe scappato: che questa volta era tornato per restare.

In quel momento gli  bastava solo stringerle le mano ma, lei non glielo permetteva.

Era stata chiara: ognuno di loro aveva fatto delle scelte ma le sue dove l’avevano condotta? L’avevano cambiata? E fino a che punto era disposta ad aprirsi di nuovo a lui?

Comprendeva che era solo un meccanismo di difesa: in quei lunghi anni, la sofferenza e la disillusione dovevano essere state un prezzo molto alto da pagare ma lui doveva fare assolutamente fare qualcosa.

Doveva scoprire se provava ancora qualcosa per lui, se non era troppo tardi per loro, se finalmente era disposta a renderlo di nuovo immensamente felice….

Doveva procedere cautamente e soprattutto non doveva farsi trasportare dalle  emozioni.

Doveva restare lucido e aspettare i suoi tempi, procedere per gradi ed essere pronto a tutto, anche ad un suo rifiuto….

già….un rifiuto ma sarebbe stato in grado di sopportarlo? Proprio ora che si erano ritrovati, proprio ora che la felicità era a portata di mano.

“A cosa stai pensando?”;

Elena aveva letto sul suo volto i suoi pensieri.

“A tante cose Elena…”;

“anche io ho tanti pensieri…” disse mettendosi in piedi.

“Belli o brutti?” gli chiese curioso.

“Alcuni sono bellissimi” e il suo sguardo si illuminò assieme al suo sorriso ma all’improvviso cambiò espressione: increspò  la fronte e le labbra assunsero una piega di dolore e di cinismo che non gli conosceva.

“Altri invece, vorrei solo dimenticarli. La mia vita è stata un lungo cammino in salita…forse….forse un giorno te  lo racconterò ma non adesso. Piuttosto”;

continuò sorridendo:

” sarebbe il caso di togliersi dal sole, rischi di prendere una scottatura con quella pelle chiara che ti ritrovi”.

“Che…che ne dici se andiamo a mangiare un boccone …ti va?” azzardò Bill;

“Mangiare? Ma che ore sono?”;

“Le due” le rispose dopo aver guardato l’orologio.

“Cielo! Sono in ritardo….me ne sono completamente dimenticata! “;

afferrò il suo cappello e camminando a passo spedito si incamminò in direzione dei lidi.

Bill la raggiunse in un attimo:

“Allora, che mi rispondi?”;

“Mi dispiace  ma ho già un impegno per pranzo….o meglio ce l’avevo mezz’ora fa”.

“E per cena? Hai impegni?”.

“No”.

Bill sorrise compiaciuto: era solo un invito a cena ma era già un piccolo traguardo.

“Che ne dici di quel  ristorantino al porto? Te lo ricordi?”.

“E come potrei dimenticarlo? Ci andavamo sempre”.

“Va bene se passo a prenderti alle otto?”;

Elena si voltò a guardarlo sorpresa: possibile che si ricordasse dove abitava dopo tanto tempo?

Scosse leggermente la testa:

“Non è il caso: ho la mia auto. Ci vediamo direttamente lì alle otto e trenta se per te va bene”.

“Ok. Come preferisci”.

Intanto erano arrivati proprio davanti a quel vecchio bar.

Elena si voltò in direzione del  lettino e fece un cenno con la mano ai due anziani signori che la attendevano con l’aria preoccupata poi si rivolse a Bill: “Beh, a questa sera”.

“A questa sera…” Bill le sorrise mentre si allontanava per raggiungere i suoi amici quando all’improvviso  si fermò e tornò indietro.

“Bill io…” ma le parole morirono sulle sue labbra.

Abbassò lo sguardo senza avere più il coraggio di continuare.

Bill la guardava intensamente….. sentiva il cuore martellargli con forza contro il petto.

“Dimmi…cosa c’è?” le sussurrò piano avvicinandosi lentamente a lei e controllando a malapena l’impulso di prendere la sua mano e stringerla forte tra le sue”.

“Niente. A questa sera”.

Bill annuì vedendola allontanarsi e raggiungere la coppia. Solo un attimo prima di andar via,  si voltò a guardarlo e notò che lui era ancora lì a fissarla.

Lei gli sorrise poi indossò quel vecchio cappello e se ne andò.

Chissà cosa voleva dirgli….

Era euforico e una strana sensazione si impossessò di lui….era ….felice?!

Poteva finalmente pronunciare di nuovo quella parola dopo tanto tempo?

Si.

Era felice proprio come allora, quando il cuore di Elena batteva solo per lui.

Col cuore gonfio di aspettative e di speranza, tornò al suo albergo.

Elena  si era preparata con cura per quell’appuntamento.

Aveva indossato il suo vestito più bello, un abito nero dalle spalline large che lasciava interamente scoperta la schiena, stretto in vita e morbido sui fianchi lungo fin sotto al ginocchio.

Un grazioso scialle di leggera organza di colore rosa  avvolgeva le braccia e tra le mani stringeva una minuscola pochette.

Si era truccata leggermente e aveva indossato una semplice parure di diamanti composta da piccoli orecchini e da un collier dalla montatura sobria e raffinata.

Prima di scendere dall’auto si diede un’ultima occhiata nello specchietto retrovisore e si accorse che del rossetto non era rimasta traccia.

Aveva continuato a mordersi le labbra durante tutto il tragitto facendosi mille domande.

Perchè era tornato in Toscana?

Era tornato per lei? E se veramente era tornato per lei, cosa si aspettava? E lei? Come doveva comportarsi?

Quando lo aveva rivisto su quella spiaggia, non aveva creduto ai suoi occhi.

Era tutto troppo bello per essere vero….

Forse era tornato solo per mettere a tacere la sua coscienza…. non doveva illudersi di nuovo.

Bill era sempre Bill e questo non si poteva cancellare, come non si poteva cancellare il dolore, l’umiliazione, la solitudine.

L’immagine che quello specchietto rifletteva era quello di una donna spenta, senza più speranze o illusioni.

Tirò un enorme sospiro.

Aprì la borsetta e tirò fuori il rossetto, se lo applicò velocemente poi,  uscì dall’auto e dopo essersi stampata sul viso un sorriso di circostanza,  raggiunse l’ingresso.

Esitò solo un attimo prima di spingere la pesante porta.

Appena entrata fu investita da un allegro vocio di persone che chiacchieravano amabilmente e da una melodia che un pianista  eseguiva con maestria.

In quegli anni quel piccolo ristorante, poco più che una trattoria, aveva subito una grande trasformazione ed ora era il più elegante e sofisticato locale della zona.

Le luci soffuse rendevano l’atmosfera calda e accogliente e i piccoli dettagli come le tovaglie di pesante damasco e le candele accese lo rendevano il luogo ideale dove trascorrere una serata piacevole.

Si guardò intorno nel tentativo di vedere Bill seduto a qualche tavolo ma non lo vide.

Lui invece l’aveva notata fin dal momento in cui aveva varcato la soglia.

Era seduto al bancone del bar a bere qualcosa: aveva bisogno di rilassarsi e di ingannare l’attesa.

Appena la vide un enorme sorriso gli si disegnò sulle labbra ed iniziò ad agitarsi.

Era bellissima.

Il cuore all’improvviso accelerò i battiti ed una strana sensazione si impossessò di lui.

Quel vestito fasciava completamente le sue belle forme esaltandole.

Finalmente anche lei lo vide ed appena i loro occhi si incontrarono il suo cuore perse un battito.

Trattenne il respiro quando lo vide alzarsi ed avvicinarsi a lei.

Era bello da togliere il fiato con quella camicia bianca e la giacca scura che slanciava ancora di più la sua figura snella.

Le spalle larghe e dritte, i fianchi stretti, le lunghe gambe messe in evidenza dal taglio dritto e sottile dei pantaloni…e quel sorriso….quello sguardo.

“Buona sera Elena”.

Elena sentì un brivido correre lungo la schiena.

“Buo-buona sera Bill” rispose timidamente.

“Prego, da questa parte” e la guidò al tavolo.

Si avvicinò alla sedia e l’aiutò ad accomodarsi.

“Grazie” disse con un filo di voce mentre tentava di sottrarsi al suo sguardo così intenso.

Si sedette di fronte a lei e la fiammella delle candele accese illuminava i loro volti.

“Sei bellissima”.

Elena sorrise abbassando lo sguardo:

“E tu sei molto galante”.

“Non è vero: dico solo ciò che penso”.

Quella ammissione la fece sentire ancora più a disagio: Bill era disarmante; in questo non era affatto cambiato.

L’arrivo del cameriere interruppe la magia di quell’istante.

“Se i signori vogliono ordinare”.

Elena diede una rapida occhiata al menù e scelse un’orata ai ferri accompagnata da patate speziate; Bill optò per un piatto di pasta al pesto e delle verdure grigliate.

“E da bere?”;

“Del vino bianco secco, per favore” chiese Elena.

Bill la guardò interrogativo….da quando era diventata una estimatrice di vini?

“E per lei signore?”;

“Ah…lo stesso grazie”.

Elena aveva catturato la sua espressione di poco prima.

Sicuramente era sorpreso, così rispose a quella tacita domanda.

“Ho fatto un corso per sommelier qualche anno fa… con il mio lavoro è necessario avere molte conoscenze…e da lì ho imparato ad apprezzare il vino”.

Bill annuì senza rispondere.

La fissava con occhi adoranti, come se la vedesse per la prima volta.

Elena invece si sforzava di non far trapelare le sue emozioni.

Col tempo aveva imparato a fingere molto bene, a dissimulare i turbamenti: semplicemente indossava una maschera di imperturbabilità e apparente calma.

Quegli occhi continuavano ad esercitare su di lei una grande influenza: quando la guardava in quel modo, le faceva provare delle sensazioni ormai sopite, emozioni che in tutti quegli anni si era sforzata di dimenticare senza riuscirci.

La faceva sentire bella e ammirata; le faceva battere il cuore talmente forte che sembrava dovesse scoppiare; la faceva sentire desiderata.

Solo le sue labbra tradivano quella inquietudine: tremavano quasi impercettibilmente e sebbene tentasse di nasconderlo, non era del tutto sicura che Bill ignorasse quel piccolo dettaglio.

Bill invece lo aveva notato e questo lo rese un pò più sicuro, un pò più audace.

“Sei sempre la stessa Elena”;

“Che…che significa?” disse distogliendo lo sguardo dal suo.

La tenue luce delle candela rendeva i suoi occhi ancor più luminosi

Bill  scrutava con attenzione ogni gesto, ogni piccolo dettaglio, ogni singola espressione del suo viso;  appoggiò la mano sulla sua e con il pollice iniziò ad accarezzarle il dorso.

Elena sbarrò gli occhi.

Un nodo le strinse la gola mentre un lungo brivido le corse lungo la schiena.

Sollevò di scatto gli occhi specchiandosi nei suoi mentre i suoi respiri sempre più accelerati le facevano alzare ed abbassare il petto, seguendo il loro ritmo ansante.

Dopo tanto tempo sentire di nuovo il calore della sua pelle era  quasi un dolore.

“In tutto questo tempo, non sei cambiata affatto; sei la stessa ragazzina che ho conosciuto tanti anni fa”.

Elena deglutì a vuoto.

Quel nodo stringeva sempre più forte e gli occhi le si velarono di lacrime.

“Puoi fingere di essere indifferente quanto vuoi ma io ti conosco, conosco il tuo cuore. Tu provi ancora qualcosa per me, significo ancora qualcosa nella tua vita….tu non immagini quanto”; ma lei sottrasse bruscamente la mano dalla sua e scattò in piedi come una molla.

“Tu non sai niente invece. Dici che conosci il mio cuore…. ma non hai esitato a farlo a pezzi e a gettarlo via. Perchè sei tornato Bill? Perchè non sei rimasto dove eri?” poi senza aggiungere altro scappò fuori.

“Elena!”.

continua

5 thoughts on “Fanfiction: “La Stagione delle Piogge”. Capitolo XXI

  1. “Era bello da togliere il fiato con quella camicia bianca e la giacca scura che slanciava ancora di più la sua figura snella.
    Le spalle larghe e dritte, i fianchi stretti, le lunghe gambe messe in evidenza dal taglio dritto e sottile dei pantaloni…e quel sorriso….quello sguardo.”
    sto morendo e piangendo awwwwwwww

    ma tu l’hai fatto apposta, vero? no perchè far cascare il capitolo proprio a San Valentino, c’è… AIUTOOOOOOOOO ç______________ç

    “mentre tentava di sottrarsi al suo sguardo così intenso”
    “Bill era disarmante”
    Dio com’è vero! Ve lo posso assicurare! Il suo sguardo ti uccide, letteralmente, ti penetra nell’anima!❤

    e tu ovviamente mi fai morire ancora una volta, perchè ancora una volta tagli il discorso a metà!
    arrrrrrrrgggggggghhhh cattiva :3

    altro che emozioni, qua il mio cuore è uscito dallo sterno da quanto ha battuto forte mentre leggevo il capitolo❤

    ti voglio bene tesoro, grazie per un altro splendido capitolo❤

  2. Noooooooo dai ma come puoi lasciarmi così col fiato sospeso!!!!Povero Bill la situazione si stava mettendo bene…e poi…cattivella!!!!…”Era bello da togliere il fiato,con quella camicia bianca e la giacca scura…”mmmmmmmmmmm mi stavo sciogliendo sulla sedia.mi sono commossa!!!
    GRAZIE Francesca per questo bel regalo di San valentino!!!!
    P.S. Irene non infierire sul mio cuore scrivendo :”Il suo sguardo ti uccide, ti penetra nell’anima”… è una sensazione che provo tutte le volte che lo vedo…😉

    • Io mi sono innamorata del suo sguardo quando avevo solo 12 anni mentre guardavo per la prima volta il video di Durch den Monsun. Grazie mille ragazze sono felice che vi sia piaciuto il capitolo, ci ho messo un pò a finirlo perchè descrivere certe emozioni, certi sguardi, certi stati d’animo a volte può essere facilissimo ma altre volte, come in questo caso, diventa complicato soprattutto se i protagonisti non sono degli adolescenti. Grazie Sarah, Grazie Irene mi avete commossa.

    • eh io ce l’ho avuto davanti ad un palmo di naso, fidati che se non sono morta in quel momento, sono come Highlander, credimi!
      è qualcosa che non si può descrivere a parole!

      Fra, tesoro, ho detto solo la verità, sono cristallina come l’acqua❤
      prenditi sempre tutto il tempo che ti serve, lo so, non è facile a volte ma sei riuscita a far capire tutto dannatamente bene!
      ti voglio bene :3

      • Cara Fra ci credo che non sia stato facile scrivere questi capitoli ma io penso che fin ad ora tu abbai fatto un ottimo lavoro,capitolo per capitolo è stata un’emozione crescente.Complimenti!!

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