Fanfiction: “La Stagione delle Piogge”. Capitolo XXIV

Cari amici che seguite questa travagliata ff, voglio scusarmi per il ritardo con cui posto questo capitolo ma dedicarmi alla storia, seppur la ami profondamente, è diventato difficile.

Vogliate scusarmi per l’attesa di questo capitolo e scusatemi anche se non posso promettere a breve il seguito ma è un periodo incasinato e la maturità si avvicina.

Spero che vi piaccia.

A presto,

aquarius

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Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported.

Capitolo XXIV

 

“Gli racconterai la verità?” insinuò Carla;

Elena sollevò lo sguardo terrorizzata fissandola dritto in quelle pozze azzurre che la guardavano amorevolmente.

“Io…ecco io… non lo so” ammise rassegnata.

“Non so se ne avrò la forza”.

Tirò un enorme respiro ma quel peso, che le opprimeva il petto, era diventato troppo doloroso, un fardello divenuto insopportabile soprattutto adesso che Bill era tornato nella sua vita.

Ripensare al passato, alle umiliazioni subite, ad dolore sordo che le aveva attanagliato l’anima in tutti quegli anni, alle lunghe notti insonni, passate a ricordare i momenti magici in cui era stata felice accanto a Bill, alle lacrime che aveva versato per tutto ciò che era accaduto dopo la sua partenza era una ferita ancora aperta.

Sentiva ancora echeggiare rumorosamente le parole di suo padre, la sua durezza, la crudeltà con cui le rinfacciava il suo errore, la paura di quella scoperta, le litigate furiose, il difendere con le unghie e con i denti le sue scelte e poi…. il nulla.

Di tutto questo, restava solo il silenzio assordante di quella grande stanza dalle pareti bianche.

A quello, si aggiunse la delusione, la disattesa, una promessa non mantenuta… un amore  che le aveva dato una immensa felicità e che l’aveva ripagata con la dimenticanza prima e con la rassegnazione poi: la consapevolezza di un abbandono che il suo cuore faceva fatica ad accettare.

“Non rattristarti, cara”;

Carla le strinse ancora più forte la mano.

L’anziana donna sapeva leggere tra le righe dei suoi pensieri e prima che questi prendessero il sopravvento, li interruppe bruscamente.

“Lo sai, non possiamo tornare indietro e cancellare le cose che ci hanno ferito. Il tempo, in certi casi è il nostro migliore alleato, perchè allevia il nostro dolore ed il futuro è ciò che ci dona speranza ed il tuo, piccola, cara Elena non potrà che essere meraviglioso. Hai sofferto tanto nella vita, adesso la vita ti sta restituendo un pò di ciò che ti ha tolto”.

Elena annuiva silenziosa mentre le lacrime cominciavano a rotearle negli occhi.

“Non piangere più, tesoro. Su questo bel viso non voglio più vedere le lacrime. In tutti questi anni ti ho vista piangere troppe volte. Adesso voglio solo vederti sorridere” le disse mentre con le dita, asciugava quelle piccole gocce di sale che ancora una volta precipitarono dai suoi occhi scuri.

“Cerca di essere felice bambina; afferra con forza tutto quello che ti sta accadendo e non lasciarlo scappare via”.

Elena annuì stringendo le labbra e cercando di mandare giù quel nodo che le stringeva la gola e che quasi non la faceva respirare.

“Elena? Hei tesoro, dove sei?” la voce di Bill la raggiunse alle spalle.

“Su, ricomponiti: non deve vederti in questo stato”.

Elena prese dalle mani di Renato il candido fazzoletto e si soffiò il naso poi si schiarì la voce e rispose.

“Sono sul retro Bill, sono in giardino” disse in un tremante tedesco.

Appena udì la sua voce, un grosso sorriso illuminò il viso di Bill che fece capolino.

“Ciao!….Scusami, non sapevo che avessi ospiti” disse appena si accorse che non era sola.

Elena gli andò incontro e lo prese per mano.

“Loro non sono ospiti, sono persone molto speciali per me e voglio presentartele”.

Si avvicinarono alla coppia ed Elena fece le presentazioni:

“Loro sono Carla e Renato Brambilla, amici  preziosi”.

“Nice to meet you” disse in  perfetto inglese porgendogli la mano.

“Beh… non c’è che dire: E’ un gran bel figliolo!” esclamò Carla, dopo avergli dato un’occhiata eloquente, suscitando l’ilarità di tutti mentre Bill li guardava perplesso senza capire.

“Ho…ho detto qualcosa di sbagliato?”;

“No, affatto!” rispose Elena tra le risate.

“Carla ha solo detto che sei un ragazzo molto affascinante”.

“Ah….” e sorrise un pò impacciato.

“Si è fatto tardi tesoro, è ora di andare a letto per noi. Ci vediamo domani a pranzo, ok?”;

“Ok”; rispose mentre Renato le baciava affettuosamente una guancia.

“Buonanotte, Elena”.

“Ciao Carla, a domani”.

Elena li vide allontanarsi ma all’improvviso Bill la attirò con forza a sè stringendola forte.

“Così, la tua amica pensa che io sia un ragazzo molto affascinante….”;

“Già, è proprio quello che ha detto” gli rispose ammiccante mentre gli cingeva il collo con le braccia.

“Mmm…. allora non mi  spiego una cosa”;
“Cosa?” chiese sorniona;

“Come mai, visto che sono così affascinante, non ho ancora ricevuto un bacio?”;

Elena scoppiò a ridere.

“Beh, se vuoi un bacio non devi fare altro che chiederlo….”;

Bill la guardava intensamente.

I suoi occhi scrutavano ogni piccolo dettaglio delle sue iridi scure e profondissime e per un attimo trattenne il respiro.

Le sue labbra morbide si aprivano in un sorriso e il suo profumo, così tenue, così familiare lo avvolse come un caldo abbraccio.

Era lì tra le sue braccia e sentiva il calore della sua pelle, i suoi respiri affrettati che gli lambivano il collo mentre il suo cuore batteva sempre più forte.

Per un attimo si sentì confuso, frastornato: non sapeva più se fosse reale o semplicemente un sogno; uno dei tanti che negli ultimi ventisei anni lo avevano continuamente tormentato.

Inspirò forte il suo odore e quasi senza accorgersene la strinse più forte a sè.

Elena si accorse di quello sguardo e un brivido le corse lungo la schiena.

Erano persi l’uno negli occhi dell’altra ed erano emozionati, fragili come sottile cristallo, insicuri e storditi dall’intensità di ciò che provavano.

Elena gli accarezzò delicatamente il viso con mani tremanti mentre il cuore sembrava che dovesse scoppiarle nel petto da un momento all’altro.

Abbassò gli occhi quasi vergognandosi.

“Mi sembra un sogno Bill… dopo tutti questi anni…. ho paura di dovermi svegliare da un momento all’altro e rendermi conto che è solo il frutto della mia fantasia”

“Baciami” le sussurò piano.

Elena sollevò lo sguardo: Bill la fissava con una strana luce negli occhi e prima che potesse rendersene conto, le sue labbra erano sulle sue.

Lei chiuse gli occhi e si lasciò trasportare da quel turbine di emozioni che le faceva sentire le gambe molli e le farfalle nello stomaco.

“Dai Elena, vieni con me….”;

“Bill sono troppo stanca, ho avuto una giornata davvero pesante “.

“Dai, non fare la pigrona”;

“Sentiamo: dove vorresti andare?”.

“Tu fidati di me”.

Le prese la mano e la condusse fino al vialetto dove era parcheggiata la sua auto; le aprì lo sportello e la fece accomodare     .

Bill salì e mise in moto e mentre Elena fissava il suo bel viso illuminato dalle luci del cruscotto, le disse:

“Ti ricordi quella spiaggetta,  dove andavamo di notte a fare il bagno?”;

“Certo! Che pazzi eravamo…non dirmi che…;

“Oh si” le prese la mano e se la portò alle labbra.

“Non vorrai mica… no, vero?

“Già e tu non puoi dirmi di no”.

“Bill…veramente io, ecco ….potrebbe essere pericoloso!”;

Ma lui non la ascoltava  più.

“Bill, non puoi parlare sul serio…”;

“E invece si; guarda, siamo arrivati”.

Parcheggiò l’auto, scese in fretta  e le aprì lo sportello.

“No dai Bill…. non posso crederci”.

Bill le prese la mano ed iniziò a correre verso la spiaggia.

“Bill! Bill fermati ho i tacchi alti! non ce la faccio a correre, non sono più una ragazzina sai?”;

Bill si fermò di scatto guardandola dritto negli occhi.

“Lo so, adesso sei una splendida donna…”;

Elena abbassò lo sguardo imbarazzata ma non ebbe il tempo di riprendersi dall’emozione che Bill la prese in braccio e percorsero così il breve tratto di strada che conduceva alla spiaggia.

Il cielo notturno di un blu cobalto era tempestato di stelle.

Bill aveva uno sguardo indecifrabile e fissava i suoi occhi che risplendevano di una luce particolare.

“Dai, mettimi giù….sono pesante”;

“E invece sei una piuma”;

“Ho voglia di togliermi le scarpe e di camminare sulla sabbia”.

“Ogni suo desiderio è un ordine, mia principessa” e molto delicatamente la mise giù.

Elena si slacciò i sandali: Bill non riusciva a smettere di guardarla.

Si tolse anche lui le scarpe e le sorrideva felice.

Dio, era così bello da togliere il fiato, sentiva quegli occhi fissi su di lei, il respiro accelerare  e il cuore battere sempre più forte.

Camminavano piano, mano nella mano, in silenzio, sorridendosi mentre i loro sguardi erano sempre più intensi.

Giunsero alla riva ed immersero i piedi nell’acqua.

Il mare era una immensa distesa buia, sulla quale, si riflettevano come su uno specchio le migliaia di stelle di quella notte magica mentre la luna faceva capolino, dietro una bianca nuvola solitaria.

Un brivido li scosse entrambi e poi scoppiarono a ridere all’unisono.

“Freddina eh?”;

“Direi proprio di si”;

“Allora sai che facciamo?”;

“Non ne ho la più pallida idea”;

“Facciamo un falò” e dicendo questo si mise alla ricerca di pezzi di legno, tronchi consumati dalla salsedine e dal sole.

“Bill è vietato! Noi non possiamo farlo…”;

“Anche da ragazzi mi ripetevi la stessa cosa”;

“E proprio come allora tu non mi dai retta!”

“Esatto! Dai vieni a darmi una mano”.

Elena lo raggiunse ed insieme recuperarono in fretta dei pezzi di legno e dopo un pò erano entrambi seduti davanti ad un allegro fuoco scoppiettante.

Le fiamme illuminavano i loro volti e facevano brillare i loro occhi.

“Andiamo…”

“Vuoi davvero fare il bagno?”

“Certamente”;

“Nudi?!”;

“Ovvio, altrimenti che gusto c’è?”.

“In tutti questi anni non sei cambiato affatto. E va bene…ma non sbirciare intesi?”;

“Lo stesso vale per te”;

“Allora voltati da quella parte, io mi volto da questa parte”;

“Ok” .

Bill le diede le spalle e lentamente iniziò a sfilarsi la maglietta mettendo in mostra la sua bella schiena liscia.

Elena guardava  il tatuaggio sul fianco.

Lo ricordava fin nei minimi dettagli. Il tempo non aveva nemmeno scalfito il ricordo del suo corpo.

Non era più così esile, le braccia muscolose, l’addome scolpito, i fianchi stretti, nuovi tatuaggi adornavano la sua pelle candida.

“A-a!!! Signorina Elena Rossi, non avevamo detto di non sbirciare?”;

“Scusa, io non volevo” rossa di vergogna si voltò dandogli le spalle.

Lentamente slacciò la lampo sulla schiena: abbassò una spallina, poi l’altra e lentamente l’abito scivolò a terra.

Bill la guardava incantato.

Quanto era bella!

Il suo corpo non era affatto cambiato.

La sua pelle abbronzata era esattamente come la ricordava: le gambe toniche, la vita sottile, la morbida linea dei fianchi….

Si scosse da quel torpore e poi iniziò a correre verso la riva:

“L’ultimo che arriva è una pappamolle!”

Elena fini di svestirsi in fretta e lo raggiunse tuffandosi in acqua.

Al contatto con l’acqua gelida, avvertì un brivido ma non seppe ben capire se fosse per la temperatura dell’acqua o per le mani di Bill che sfioravano piano la sua schiena.

“Hai freddo?” le chiese premuroso.

“No” rispose imbarazzata.

“Allora perchè stai tremando?”;

“Io…io”.

“Dimmi che anche tu mi desideri quanto ti desidero io” la strinse teneramente al suo petto.

“Dimmi che anche tu muori dalla voglia di sentire di nuovo il calore del mio corpo….Elena in tutti questi anni non ti  ho mai dimenticata.   Tu mi sei entrata dentro, sei nel mio cuore, nella mia testa, nelle mie vene, nel  mio stesso respiro, sei tutto per me. Sei sempre stata tutto….. amami Elena, metti a tacere questo bisogno così urgente che ho di te. Amami con tutto il tuo cuore, con il tuo corpo, con quella splendida anima che hai. Amami per quello che sono, per le mie debolezze, per le mie paure, per gli errori che ho commesso. Amami perchè senza di te la mia vita non ha significato. Amami come quella notte, Elena: fammi entrare di nuovo nel tuo mondo, in quell’universo di amore sconfinato che mi hai donato e che stupidamente ho perso”.

Elena tremava ancora più forte tra le sue braccia.

Quanta sofferenza nelle sue parole….quanto dolore nei suoi occhi.

Allungò una mano e gli accarezzò il viso.

“Io ti amo Bill, ti ho sempre amato e ti amerò per sempre”.

………..continua

3 thoughts on “Fanfiction: “La Stagione delle Piogge”. Capitolo XXIV

  1. “E’ un gran bel figliolo”…😀 verissimo!!!
    Che bello tornare la leggere questa storia mi mancava,ma capisco benissimo i tuoi impegni con lo studio anche perchè io sono nella stessa condizione😉 !!!!
    Comunque capitolo ricco di emozione veramente ben scritto si legge tutto d’un fiato,finalmente per il Bill della storia un pò di pace?… Chi lo sa?
    BRAVISSIMA!!!!
    Un grande abbraccio carissima!!!

  2. Tesoro, non ti preoccupare minimamente per il fatto che non sei riuscita a postare altri capitoli,
    ti capisco perfettamente!
    Rileggerne uno nuovo è stato davvero emozionante, ho gli occhi lucidi e non di certo perchè non ho chiuso occhio stanotte❤

    “Nudi?!”;
    “Ovvio, altrimenti che gusto c’è?”.
    BUAHAHAHAH sono morta XDDDDD

    “Dimmi che anche tu muori dalla voglia di sentire di nuovo il calore del mio corpo….Elena in tutti questi anni non ti ho mai dimenticata. Tu mi sei entrata dentro, sei nel mio cuore, nella mia testa, nelle mie vene, nel mio stesso respiro, sei tutto per me. Sei sempre stata tutto….. amami Elena, metti a tacere questo bisogno così urgente che ho di te. Amami con tutto il tuo cuore, con il tuo corpo, con quella splendida anima che hai. Amami per quello che sono, per le mie debolezze, per le mie paure, per gli errori che ho commesso. Amami perchè senza di te la mia vita non ha significato. Amami come quella notte, Elena: fammi entrare di nuovo nel tuo mondo, in quell’universo di amore sconfinato che mi hai donato e che stupidamente ho perso”.
    Questo pezzo è qualcosa di assurdo *______________________*❤

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