Fanfiction: “La Stagione delle Piogge”. Capitolo XXVI

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Capitolo XXVI

“Perchè te ne sei andata Elena? Di cosa hai avuto paura?Che sparissi di nuovo? O forse volevi solo vendicarti di me? Volevi che provassi sulla mia pelle lo stesso dolore che hai provato tu? Volevi farmi sentire la solitudine e il senso di abbandono?”; si portò le mani alle tempie e cominciò a massaggiarle delicatamente: sembrava che la testa stesse per scoppiargli da un momento all’altro.

“Ti sei presa gioco di me, non è così?”;

Guardava fisso la linea dell’orizzonte.

Le prime ombre della sera cominciavano ad allungarsi nel cielo limpido e terso di quella lunga giornata che ormai volgeva al termine.

Soffiava un vento forte che agitava violentemente le acque del mare e scuoteva forte il suo povero cuore.

Anche quel giorno, vent’anni prima soffiava lo stesso vento forte e le onde si infrangevano  sulla sabbia.

Era rimasto sulla spiaggia tutto il giorno nella speranza di riuscire a fare chiarezza, a darsi delle risposte ma l’unica cosa che aveva ottenuto erano solo altri dubbi e altre domande.

Sospirò profondamente e chiuse gli occhi lasciando che il vento soffiasse burrascoso sul suo viso segnato scompigliandogli i capelli.

Non poteva credere che Elena lo avesse lasciato in quel modo.

Cosa gli stava nascondendo? Forse si era rifatta una vita a Bruxelles e rivederlo dopo tanti anni aveva suscitato in lei passioni sopite alle quali non aveva saputo resistere: era stato un’avventura? Un rivalersi sul passato? Cosa?

“Mi hai detto che mi ami, che mi hai sempre amato…ed io ti ho creduto Elena. Le parole possono anche mentire ma i tuoi occhi, la tua carne, le tue reazioni no; sei stata sincera…allora perchè?”.

Scuoteva la testa senza riuscire a trovare pace. Si alzò da quel vecchio tronco e si avvicinò lentamente alla riva mentre le onde schiumose lasciavano una breve scia del loro passaggio frettoloso per poi tornare quasi immediatamente a cancellarne le tracce.

Bill si infilò le mani nelle tasche dei bermuda e sollevò un pò lo sguardo inseguendo gli ultimi raggi rossastri del tramonto che si perdevano in quello sconfinato cielo.

“Non puoi farmi questo. Non adesso. Ora che ho ritrovato la vera felicità, la mia unica possibilità di riscatto, non puoi togliermela di nuovo…. non puoi togliermi di nuovo il suo amore e la sua dolcezza. Ho creduto… ho sperato di aver espiato ampiamente tutte le mie colpe ma forse, per Te non è ancora abbastanza. Vuoi ripagarmi con lo stesso dolore che io ho inferto a lei, lei che era una creatura innocente e pura….Che altro vuoi da me?” ;

rivolgeva la sua preghiera silenziosa al cielo.

Come farò adesso, me lo dici? Come farò a vivere senza di lei? Dovrò dimenticare il suo odore, il sapore dei suoi baci, il calore dei suoi abbracci; come farò a stare lontano dai suoi sguardi amorevoli? Dalle sue carezze premurose…. dalla sua infinita tenerezza”.

Strinse forte i pugni nelle tasche ed indurì la mascella.

Sento che sto per impazzire… Elena… Elena”.

Diede un ultimo sguardo all’orizzonte poi, con i suoi tristi pensieri si avviò verso l’auto.

Era già buio quando rientrò in albergo.

Non aveva voglia di vedere nè di sentire nessuno.

Tom l’aveva chiamato un paio di volte e anche Kora gli aveva lasciato decine di messaggi nella segreteria telefonica.

Come avrebbe fatto a raccontarle che il bel sogno si era dileguato ed era rimasto di nuovo solo, con i suoi maledetti ricordi.

Appena entrato nella hall, preso dai suoi pensieri, non vide un’anziana donna che gli passava accanto e senza accorgersene, la urtò bruscamente facendola barcollare.

Quasi come se si fosse appena destato da un sogno sollevò la testa con aria mortificata cercando di scusarsi.

“Oh, I’m sorry…. “;

“Bill, benedetto ragazzo ma dove ti eri cacciato? E’ tutto il giorno che io e Renato ti stiamo cercando”.

Carla stava tentando di dirgli qualcosa ma lui non capì nemmeno una parola.

“Renato? Renato vieni! E’ qui, finalmente è rientrato” disse rivolgendosi al marito poi prese la mano di Bill e la strinse nelle sue.

“Figliolo, dobbiamo dirti delle cose che devi assolutamente sapere….su Elena”;

Pur senza aver capito nulla, quando sentì quel nome, s’irrigidì.

“Io non capire…. no italiano” si sforzò di farsi comprendere.

“Oh Cielo! Questo si che è un bel problema”.

Renato intanto li aveva raggiunti e con fare affettuoso e protettivo diede una pacca sulla spalla di Bill.

“Non preoccuparti, tesoro. Adesso chiamo Giorgio alla reception, vedrai lui ci aiuterà molto volentieri”.

Carla intanto, con la mano di Bill ancora stretta tra le sue, lo condusse in un angolo molto riservato della hall e fece cenno a Bill di sedersi.

Dopo alcuni istanti, Renato tornò accompagnato da Giorgio. Si sedettero tutti vicini poi Carla chiese a Giorgio di fargli da interprete e che ovviamente tutto quello che avrebbero detto doveva rimanere assolutamente confidenziale.

“Si tratta di Elena e della sua storia”;

“Non si preoccupi Signora Brambilla. Dopo tutto ciò che ha fatto la Signorina Rossi per me e per questo albergo, sarà un onore cercare di sdebitarmi, aiutandola”.

“Sapevo che potevamo contare su di te” rispose Renato, sorridendo.

Bill li guardava confabulare con aria di mistero ma non riusciva a capire cosa volessero da lui e perchè parlavano di Elena.

Giorgio rispose a quella tacita domanda iniziando a parlare in tedesco.

“Per la grande stima e la gratitudine che nutro nei confronti della Signorina Rossi, farò da interprete per i Signori Brambilla. Devono parlare con lei, raccontarle qualcosa che non sa e vorrebbero che finalmente la Sigorina sia felice”.

Bill annuì sempre più perplesso.

Cosa dovevano raccontargli di Elena?

“E’ partita senza dirti niente, vero?” esordì Carla.

Giorgio traduceva fedelmente parola per parola.

Bill annuì tenendo gli occhi bassi.

“Ce lo aspettavamo” continuò Renato; “per questo volevamo parlarti di lei, di noi, affinchè tu non la giudicassi troppo duramente”.

“Ha sofferto tanto” continuò Carla.

“Tu non puoi sapere tutto quello che ha passato quella povera ragazza”.

Bill sgranò gli occhi.

“Immaginavamo che avrebbe fatto una sciocchezza del genere, che sarebbe partita senza dirti niente, senza raccontarti la verità. Ora siamo qui a raccontarti una parte di quella verità, quella che riguarda noi due e il nostro rapporto con lei”.

“Ci siamo conosciuti circa dodici anni fa. Io e Renato, tutti gli anni venivamo qui a trascorrere le nostre vacanze. Ci siamo innamorati di questo posto, di queste splendide spiagge, della pineta, della cordialità e della genuinità delle persone che vivono qui. Il nostro amore per questi luoghi ci spinse a cercare una casetta, non troppo grande ma carina ed accogliente. Non ci bastava venire qui quei quindici giorni all’anno e poi ripartire lasciandoci una grande malinconia alle spalle ed il desiderio di ritornarvi al più presto. Volevamo un posticino tutto nostro, non troppo lontano da Milano, dove abitiamo e dove poter trascorrere del tempo piacevole e prezioso. Renato era appena andato in pensione, quindi avevamo tutto il tempo che volevamo. Sai, noi siamo sempre stati un pò matti” guardò negli occhi suo marito con uno sguardo complice e pieno di amore.

Renato le sorrise stringendole la mano.

“Ci rivolgemmo ad un’agenzia della zona spiegandogli quali fossero le nostre esigenze e restammo d’accordo che appena avessero trovato la soluzione adatta a noi, ci avrebbero richiamato. E così fecero. Dopo circa due mesi tornammo qui a visionare diverse case sparse tra la pineta e il porto. Ne visitammo almeno cinque quel giorno ma l’ultima ci rubò il cuore. Era una piccola casa indipendente, con un bel giardino molto ben curato proprio in mezzo alla grande pineta.  Ne fummo subito rapiti: le stanze erano grandi e luminose e soprattutto era a due passi dai negozi e dalla spiaggia. Se chiudo gli occhi riesco ancora a sentire il profumo della resina dei pini che si confondeva con quello dolciastro dei gelsomini… Insomma, io e Renato ci guardammo negli occhi e capimmo che quello sarebbe stato il nostro rifugio. Facemmo immediatamente un’offerta che i venditori accettarono praticamente subito. Sembrava quasi che volessero sbarazzarsi della casa al più presto ed infatti mostarono una certa premura nel voler concludere le trattative al più presto. Il giorno della firma del contratto fummo praticamente investiti dalla disperazione di una ragazza poco più che ventenne che piangendo ci scongiurava di non comprare quella casa”.

Carla fece un enorme sospiro e, al solo ricordo, gli occhi le si velarono di lacrime.

“Io e Renato, non sapevamo cosa fare… cercammo in tutti i modi di farla calmare e farla smettere di piangere perchè i suoi singhiozzi le impedivano perfino di parlare. Dopo una bella tazza di camomilla ed un paio di pacchetti di fazzoletti, ci disse che si chiamava Elena Rossi e che la casa che stavamo per comprare apparteneva ai suoi genitori. Noi non capivamo perchè si opponeva con tanta veemenza alla vendita di quella casa, visto che ormai avevamo già versato la caparra: in effetti mancava solo la firma del notaio. Lei ci spiegò che i genitori stavano vendendo quella casa, a lei così tanto cara per impedirle qualsiasi legame con quel luogo che ormai consideravano maledetto. Io e Renato non riuscivamo a comprendere il senso delle sue parole. Elena ci spiegò che quando aveva diciassette anni, si innamorò di un ragazzo. Il loro era un grande ed immenso amore, ma era stato anche la sua rovina”.

Bill trasalì.

Un brivido gli corse lungo la schiena e gocce di sudore iniziarono ad imperlargli la fronte.

“Il padre di Elena, li aveva scoperti sulla spiaggia, dopo che l’avevano cercata tutta la notte. Era un uomo molto severo con la sua unica figlia, della quale aveva programmato ogni singolo attimo della sua vita, ed un errore del genere era inammissibile. La chiuse in casa per giorni, impedendogli di vedere quel ragazzo che amava disperatamente. Un giorno riuscì ad eludere la sorveglianza di suo padre e raggiunse il suo amore sulla spiaggia. Era disposta a fare qualunque cosa per lui e se lui le avesse chiesto di seguirlo, lei sarebbe andata fino in capo al mondo con lui. Non le importava delle conseguenze, non le importava dello scandalo nè della sua famiglia. Amava quel ragazzo sopra ogni cosa”.

Bill indurì la mascella.

Quelle parole erano una lama conficcata nel petto.

“Purtroppo il destino non era stato così benevolo con lei. Quel giorno, il ragazzo le disse che sarebbe partito. Il povero cuore di Elena si frantumò in mille pezzi. Non sapeva nè poteva immaginare di vivere la sua vita lontano da lui, perdere il bene più prezioso: il suo grande amore. Il ragazzo le promise che sarebbe ritornato l’anno successivo, nello stesso periodo. Le promise che sarebbe tornato a riprenderla”.

Bill si portò una mano al viso e si coprì gli occhi vergognandosi.

“Quando le chiedemmo se fosse tornato lei ci rispose che era sparito, dileguato nel nulla. Erano passati tanti anni e forse lui aveva dimenticato quella promessa ma lei continuava ad aspettarlo. Ci disse che sapeva che lui non l’avrebbe mai dimenticata e che prima o poi sarebbe ritornato su quella spiaggia a cercarla e che finalmente sarebbero stati di nuovo felici. Suo padre voleva impedirle di rimanere attaccata a quella illusione. Decise di vendere la casa a sua insaputa mentre era all’estero a terminare i suoi studi. La titolare dell’agenzia era una sua parente, una cugina, una certa Alessandra che, appena seppe della vendita la informò immediatamente facendola rientrare in Italia ma ormai era tardi”.

“Le spiegammo” continuò Renato, “che disdire quel contratto avrebbe avuto un costo notevole da parte nostra e che ormai eravamo completamente vincolati. Guardare quel volto e quegli completamente devastati dal pianto e dal dolore ci spezzò l’anima”.

“Già….come poteva un padre fare una cosa del genere alla propria figlia? Per noi era assolutamente inconcepibile. Il Signore non ci aveva dato la gioia di un figlio e vedere quella povera ragazza consumarsi d’amore per quel mascalzone….guarda io Ohhh! “sbottò nervosa e guardandolo con aria minacciosa.

“Su cara, non fare così; Dopotutto adesso è qui, no?”.

Loro lo sapevano.

Sapevano che era lui l’amre proibito di Elena.

Non riuscì a guardarli negli occhi.

“Si, è qui ed ora sta soffrendo esattamente come ha sofferto lei” e gli accarezzò teneramente un braccio.

“Raggiungemmo un accordo. Noi comprammo la sua casa ma, non appena lei avesse avuto abbastanza denaro per ricomprarla, gliela avremmo restituita. Intanto la sua storia ci aveva così commossi che decidemmo di ospitarla tutti gli anni, alla fine della Stagione delle Piogge e lei faceva piccoli lavoretti per noi, accudiva la casa, il giardino…insomma cercava di sdebitarsi. Con il passare degli anni, ci siamo completamente affezionati a lei. E’ stata per noi la figlia che non abbiamo mai avuto e, il giorno della sua laurea, le uniche persone che volle a Bruxelles a celebrare quel traguardo fummo noi due”.

“Si, eravamo così orgogliosi di lei….” Renato era visibilmente commosso.

“Alla fine, ha ricomprato la casa. Tutti gli anni eravamo qui, tutti e tre insieme ad aspettare il ritorno del suo amore. Non volevamo infrangere i suoi sogni ma, anno dopo anno eravamo sempre più convinti che lui non sarebbe più tornato. Da Elena sapemmo che si era sposato, che aveva avuto una bellissima bambina…insomma si era costruito una vita mentre Elena si consumava nell’attesa e nel dolore. Le ferite che si portava dentro erano tali e talmente profonde che neppure il suo ritorno sarebbe bastato a restituirle ciò che le era stato tolto….che aveva perso”.

“Cosa aveva perso?” disse mettendosi in piedi e schizzando come una molla.

“Una grande parte di se stessa. Un dolore che l’ha segnata per tutta la vita”.

“Che volete dire?” chiese con un’ansia sempre più crescente che gli attanagliava il petto facendolo quasi soffocare.

“Noi non possiamo dirtelo. Dovrà essere lei a farlo”.

“Come farò a ritrovarla? Ditemi voi conoscete il suo indirizzo, il suo numero di telefono?”;

“Figliolo, non possiamo dirti nulla ma tu hai già tanti strumenti per poterla ritrovare…. sai dove vive, dove lavora…..quanti italiani credi che lavorino all’Europarlamento?”;

Un barlume di speranza si era riacceso nel cuore di Bill.

Mentre sollevava lo sguardo, un immenso sorriso gli illuminò il volto.

Carla gli sorrise a sua volta e poi gli strizzò l’occhio.

 

continua

3 thoughts on “Fanfiction: “La Stagione delle Piogge”. Capitolo XXVI

  1. finalmente commento quest altro STUPENDO capitolo.
    ieri non ce l’ho fatta, ero troppo stanca e non avrei capito una mazza nel leggerlo, volevo essere fresca e farmi trasportare da mille emozioni.
    Dio, Bill corri! Vai a Bruxelles, vai da Elena. Fatti spiegare tutto e vivete insieme felici e contenti come avete sempre desiderato. Una seconda chance aspetta a tutti.
    Mi è piaciuto tantissimo questo capitolo, brava la mia tesoro❤
    Sono troppo simpatici Carla e Renato :3

  2. Bellissimo capitolo sono rimasta con il fiato sospeso fino all’ultima parola!!!!
    Forza Bill e ora destinazione Bruxelles!!!

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